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“Cattolici senza casa” di Massimo Franco

Scritto il 05 gennaio 2010 da

"Cattolici senza casa" di Massimo Franco

Rassegna Stampa. L’articolo di Massimo Franco è stato ripreso dal “Corriere della Sera”

1 Commenti per questo articolo

  1. Mario Usellini Scrive:

    Bellissimo articolo di Massimo Franco che seguo sempre con estremo interesse e che apre una importante riflessione sui cattolici italiani. Vorrei fare qualche considerazione in merito. Franco non ritiene che si tratti della diaspora politica ma della irrilevanza dei politici che si presentano come “cristiani” nelle file della maggioranza e dell’opposizione, e della difficoltà dei vescovi italiani di pesare sulle scelte del governo e sugli equilibri di potere.
    La mia impressione è che la seconda ragione, la “irrilevanza” sia conseguenza della prima, la “diaspora”.
    Come possono i vescovi orientare il governo e incidere sugli equilibri di potere se essi stessi sono palesemente divisi su quanto sostengono e soprattutto se i cattolici impegnati in politica – la diaspora – si esprimono con posizioni opposte sui temi della vita, della scuola, della salute, della assistenza e dell’accoglienza. Come conciliare le posizioni di Marino, della Bindi, di Franceschini con quelle dei vescovi. I problemi di questo tipo li ha avuti anche Prodi e non é riuscito a risolverli. Ora sono più radicalizzati perchè la premessa è di utilizzare ogni argomento per impedire al governo di governare. E ciò da spazio nella maggioranza alla componente laica presente, a mio giudizio, in misura maggiore del reale consenso elettorale. Penso che occorra un recupero di coerenza da parte dei vescovi – sulle cui divisioni si sviluppano e si legittimano quelle dei cattolici – per indicare in modo univoco cosa sia, ad esempio, accoglienza e quale sia il suo significato oggi in Italia. Non basta dire di essere favorevoli alla accoglienza. Occorre tenere presente la crisi, le difficoltà economiche degli italiani e il limite da dare alla accoglienza nella situazione attuale. Un indicazione equilibrata dunque. Altrimenti ogni limite ragionevole sarà visto come una discriminazione e motiverà contrapposizioni. E’ solo un esempio, ma é su questi temi che la Chiesa si gioca la sua credibilità e la capacità di indirizzare con efficacia l’azione di governo.

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