Achille Ardigò e il vento della sociologia. “E-care e farmacie”
Relazione di Raffaele Federici
Le farmacie italiane sono un esempio di come si dovrebbe sviluppare una relazionalità nella prospettiva del quadrilatero della salute di Ardigò. Forti di una presenza, come osservato da Costantino Cipolla, massiccia e diffusa, le farmacie sono presidi sanitari territoriali “non derogabili” che svolgono un’attività di servizio farmaceutico decisiva. Il ruolo sociale delle farmacie è sempre stato centrale nel complesso panorama dei servizi socio-sanitari. Anche nelle più piccole e disagiate comunità è possibile raggiungere facilmente il luogo ove ricevere delle cure sanitarie, anche di primo soccorso. La farmacia ha spesso assolto, ed assolve tuttora, non solo al suo servizio fondamentale che è la dispensazione di farmaci ma anche consigli, attenzioni, attività di prevenzione ma, soprattutto, e forse prima di tutto, ascolta ciò che la persona chiede, richieste a volte precise, a volte da interpretare. Infatti, proprio il moltiplicarsi delle comunicazioni sanitarie porta a fenomeni di confusione: il cittadino non sempre riesce a selezionare le tante informazioni, anche contraddittorie, a cui può accedere o a cui viene sottoposto. Perché si possa operare una qualche generalizzazione conoscitiva da osservazioni empiriche sui fatti, è però opportuno che queste osservazioni siano ancorate ad uno schema concettuale logicamente coerente e su cui si formi adeguato consenso. Probabilmente la ricerca di linee guida per la farmacia del futuro non potrà essere esclusivamente dedotta dai modelli oggi più accreditati (Carta dei Servizi), ma richiederà nuove aperture e prassi sperimentali e un dato sembra probabile: sarà necessario un confronto con molta più possibile diversificazione di forme organizzative, con differenti gradi di organicità. La farmacia è nel tempo e nello spazio, un sistema sociale e può essere osservata come un sottosistema di un sistema sociale più vasto. Le persone che si rivolgono al farmacista sono esse stesse un sistema sociali in fieri. In questa ottiche, la piccola dimensione imprenditoriale, la minuta dislocazione sul territorio, l’attenzione necessaria alla qualità quale sostituto funzionale della concorrenza, l’allargamento dei servizi offerti al di là di quello farmaceutico fondamentale, sono proposte imprescindibili per un percorso di integrazione e di comprensione che salvaguardi e migliori la qualità della vita di tutte le persone. Questo non vuol dire “privatizzare” ma rendere effettivamente disponibili le forme di relazionalità. In tutta la sua vita scientifica e professionale, per un lungo periodo durato ininterrottamente oltre mezzo secolo, Achille Ardigò ha avuto un oggetto di studio, ma anche di impegno politico e vera e propria passione civile, al quale ha profuso una molteplicità di energie. Si tratta di quel complesso ed articolato insieme di argomenti identificabile con le riforme sociali. Se nell’immediato secondo dopoguerra a catalizzare la sua attenzione è soprattutto la riforma fondiaria in applicazione della c.d. legge stralcio con le sue conseguenze in termini trasformativi della stratificazione sociale, con la fine degli anni ’50 e l’inizio degli anni ’60 ad entrare nei suoi interessi di ricerca ed approfondimento è la vicenda del decentramento amministrativo, così rilevante per l’innovazione delle istituzioni politico-amministrative del nostro paese. Nel decennio successivo ad attrarre molti dei suoi sforzi sono le ‘evoluzioni’ del welfare state prima e delle politiche sociali poi che con la riforma sanitaria e quella dei servizi sociali conoscono in Italia alcune tappe particolarmente significative. A proposito di questi argomenti Achille Ardigò ha dato un contributo disciplinare ampio ed articolato, finendo con l’assumere una posizione eminente nell’ambito della sociologia italiana e ricoprendo molteplici cariche politico-rappresentative ed incarichi scientifico-professionali con un contributo rilevante all’allargamento dello spazio occupazionale dei sociologi.
“La famiglia e la solidarietà sociale nel pensiero di Achille Ardigò”
Relazione di Silvia Fornari
Abstract: Achille Ardigò ha avviato la riflessione sulla Sociologia
della Famiglia dagli anni ’60 del Novecento ponendo al centro della
sua riflessione i temi relativi alla famiglia, intesa come nucleo
primario indissolubile della società, analizzandone poi il suo ruolo
nella logica del Welfare sociale. Questi saranno i temi della
riflessione in questo incontro di studio.
Achille Ardigò: un uomo, un cristiano, uno studioso, un politico scomodo
Relazione di Renata Micheli
L’intervento che mi propongo di svolgere ambisce a catturare l’unità di una personalità complessa, come quella di Achille Ardigò, avvalendosi di singoli “passaggi” di una esistenza nel tentativo di ricapitolare un processo dinamico ed unitario qual è la vita, ciascuna vita. La scelta operata è del tutto personale e, dunque, anche “arbitraria”. Ma, in fondo, la capacità di cogliere la “relazione” tra il particolare e l’universale, esprime l’omogeneità fra la logica delle cose e la logica della mente umana piuttosto che essere esemplificativo del percorso di un pensiero riduttivo. I “frammenti” catturati, riguardano: l’Ardigò cristiano, lo studioso Ardigò, la politica così come la pensava Ardigò. Aspetti tutti, panels come si usa dire, che in successione ma ciascuno per sé, rappresentano l’uomo. Da qui partiamo.
I Fondamenti
Una caratteristica dell’uomo Ardigò, prima ancora che dello studioso, è l’insofferenza nei confronti del “relativismo”in base al convincimento sia della non-assolutezza dei principi intellettuali e morali, sia della loro irriducibile molteplicità. Essi, i principi intellettuali, coincidono con più prospettive, anche riguardo ai gruppi sociali, e dipendono da mutevoli e controversi interessi pratici. In questo senso il “relativismo” non esprime l’indebolimento del logos né esplicita un aspetto del cosiddetto pensiero debole del Novecento. Infatti, col “relativismo” coesiste il “relazionismo” per insieme costituire il punto di forza dell’Ardigò studioso dei fenomeni concernenti i soggetti collettivi ed anche dell’uomo Ardigò che cerca una sintesi non facile tra i “fondamenti”/ principi e la loro incarnazione, tra i fatti e gli enunciati, tra la fragilità come espressione di umanità e l’aspirazione a sorreggerla, a farla migliore. Il “relazionismo” di stampo ardigoniano promette alla ricerca, qualsivoglia, una concreta possibilità di trascendere gradualmente la frammentazione, di cogliere connessioni tra le prospettive parziali delle varie concezioni e dottrine umane, realizzare integrazioni sempre più ampie e oggettive. Si assiste allora al fatto che il relativismo acquista alla sociologia, come anche ad ogni altro tipo di “sapienza”, un più alto livello di consapevolezza interpretativa, un apparato analitico e di controllo grazie ai quali si può raggiungere un orizzonte non più definibile in termini relativistici. C’è un mondo di speranza in cui si può credere; una realtà fatta di uomini di carne e d’ossa, di poveri cristi considerati alla stregua di “ombre fuor che nell’aspetto”, dalla politica e dalla cultura sociale tout court. Questo scrive Ardigò nel 1985, sull’opuscolo “Avevo Fame” dell’ambulatorio Biavati per l’assistenza sanitaria alle persone povere ed emarginate, assieme ad Anton Maria Mancini, Paolo Mengoli e Marco Cevenini.
“Achille Ardigò: sociologo e politico”
13 Gennaio 2010
Facoltà di Scienze della Formazione – Piazza G. Ermini, Perugia
Mattino ARDIGÒ SOCIOLOGO
Francesco Bistoni, Rettore dell’Università degli Studi di Perugia, Romano Ugolini, Preside della Facoltà di Scienze della Formazione, Università degli Studi di Perugia, Caterina Grechi, Segretario generale Comune di Bologna
Ore 10.00 Relazione Prof.ssa M. Caterina Federici
Prof. Costantino Cipolla, Università degli Studi di Bologna, Prof. Silvio Scanagatta, Università degli Studi di Padova, Prof. Fabio D’Andrea, Università degli Studi di Perugia, Prof.ssa Egeria di Nallo, Università degli Studi di Bologna , Prof.ssa Silvia Fornari, Università degli Studi di Perugia , Prof. Everardo Minardi, Università degli Studi di Teramo, Prof. Roberto Cipriani, Università degli Studi Roma Tre, Dott.ssa Rosita Garzi, Prof. Raffaele Federici, Università degli Studi di Perugia, Prof. Paolo Zurla, Università degli Studi di Bologna, Prof. Mario Tosti, Università degli Studi di Perugia
Ore 12.30 Dibattito
Pomeriggio ARDIGO’ POLITICO
Istituto Conestabile della Staffa e Luigi Piastrelli – Piazza Mariotti 1
Ore 15.15 Relazione Bartolo Ciccardini
Dott. Mario Roych, Dott.ssa Renata Micheli, Dott.ssa Flavia Nardelli, Prof. Luciano Tosi, Dott. Gerardo Bianco, Dott. Carlo Fuscagni
Dibattito











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Technorati
gennaio 9th, 2010 alle 17:55
Intanto complimenti e buon lavoro da un amico, già consigliere regionale DC poi PPI ( 1990-00) dell’Emilia-Romagna, che di sua scelta ha lasciato l’incarico elettivo per tornare alla professione di dirigente di Camera di Commercio. Ho fondato e presiedo il Circolo di cultura “G.Toniolo ” di Reggio Emilia, nella rete dei centri del Progetto culturale della CEI, associato alla Ass. CSC-Collegamento sociale cristiano, con sede a Prato.
Vi mando a parte l’invito – da pubblicare – del nostro primo incontro del 2010, del ciclo ” Fede e Cultura” su tale rapporto nel pensiero di PAOLO VT.
Grazie, saluti
LB