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Nuovi commenti dei lettori a “Dimenticare la D.C.” di Gerardo Bianco

Scritto il 22 febbraio 2010 da

Sostiene la Bindi, replicando alla Binetti, che non bisogna avere “nostalgia” della DC, meglio, dunque, dimenticarla. Un professore dell’Università Federico II di Napoli, Maurizio Griffo (non Grillo), ha scritto un libro che ha come titolo proprio l’esortazione bindiana: Dimenticare la DC . La presidente del neonato PD vi troverebbe un bel po’ di “impensati” argomenti per la sua battaglia antinostalgica e anche un “breviario” di pronto intervento per l’operazione “oblio” che l’ardimentoso Griffo ritiene “indispensabile”. In realtà, né la Bindi, né il Griffo considerano che la DC non c’è più, ed è stata anche dimenticata, e meglio farebbero a guardare il non esaltante quadro politico attuale. All’egregio professore partenopeo non piaceva la <<costituzione materiale dorotea>> e sogna, chiudendo <<l’infinita transizione italiana>>, di stabilizzare finalmente, la democrazia dell’alternanza . Anche alla Bindi piace l’alternanza. Ora, in base al principio di non contraddizione, poiché, allo stato, l’alternanza è tra l’esercito berlusconiano, con il complemento della Lega, e il PD con il concerto  dipietrista, la conclusione dovrebbe essere che questo assetto è migliore della DC e che tutto funzioni meglio anche perché adesso c’è la protezione civile! Se, invece, le cose non stanno così e ancora non piacciono, allora, forse, sarebbe più sensato porsi la domanda se è davvero la <<rimozione>> della DC a risolvere i problemi di un nuovo, decente assetto politico o se, invece, non bisogna ricollocarla al centro della riflessione storica e politica. Mentre si invoca la fine della <<nostalgia democristiana>> affiorano altre nostalgie, come è inevitabile nel vuoto esistente. Della DC è meglio non parlarne e spazio va dato a chi non l’amava che diventa, così, storicamente più rilevante del partito che ha ricostruito guidato e sviluppato l’Italia. Si assiste oggi a singolari revival.  Si rivaluta, ed è giusto, l’azionismo, e la bella lettera di Beniamino Placido alla figlia commuove i nostri columnist, forse anche per la sua insofferenza verso la DC. Si riconsidera meglio l’opera politica di Craxi, ma si ignora il ruolo della DC e se ne altera la comprensione, sostenendo, appunto, che l’accordo con lo scudo crociato fu l’errore principale craxiano. Si potrebbe continuare, elencando frasi di disprezzo verso l’esperienza democristiana di alcuni mediocrissimi esponenti politici, ma qui siamo alle scempiaggini ed è meglio sorvolare. Ma , oggi, alla “dimenticanza” verso la DC si aggiunge anche l’ironia della storia, e così avviene che i suoi leader, per “dovere d’ufficio”,  vengono commemorati dagli antichi avversari. Sarebbe positivo se aprissero dibattiti e nuove prospettive di ricerca,  ma tutto si conclude nel rito. Ricorrono gli anniversari di Zaccagnini e di Rumor, tace la stampa, tace la televisione. Non è, dunque già dimenticata la DC ? Ma le  <<dimenticanze>>  creano vuoti che vengono colmati male e creano danni storici e politici, perché non c’è discernimento, né analisi degli eventi e delle soluzioni adottate, studio dei rimedi e dei metodi, in definitiva, per quanto ci riguarda,  consapevolezza autentica delle ragioni di una crisi politica come quella apertasi a metà degli anni 90.  L’esito della “dimenticanza” è davanti a noi e non entusiasma neppure, credo, la Bindi e il Griffo.

GERARDO BIANCO

la DC a vent'anni

 

 

 

 

 

 

 

 

7 Commenti per questo articolo

  1. Domenico Galbiati Scrive:

    Tempo al tempo. La DC è consegnata alla storia e sarà quest’ultima a riproporne e vendicarne la memoria, al di là delle voglie dei suoi detrattori che farebbero bene ad essere, se non altro, meno spocchiosi e più prudenti; soprattutto quelli che calcano ancora attivamente la scena politica e, se appena fossero più attenti, da quella vicenda avrebbero da trarre qualche insegnamento utile, almeno a lenire i disastri che si vanno combinando oggi.
    Certo, non ha senso “rifare la DC”. La Democrazia Cristiana è stata una “singolarità” della storia, cioè un evento straordinario ed unico, in quanto prodotto dalla contestualità di una costellazione di fattori, irripetibili nella loro concomitanza.
    Per questo, un “accanimento terapeutico” che volesse rianimarla secondo le forme, necessariamente datate e superate, che furono le sue, sarebbe non solo inutile, ma perfino offensivo per una vicenda politica di grande profilo che non ha bisogno di nessun “tempo supplementare” per vincere la sua partita sul piano della storia.
    Ma perchè “dimenticare”? Forse per evitare il fastidio di reggere un confronto che, sia pure inconsciamente, si avverte essere impari per la pochezza di oggi?
    Ma, soprattutto, la Democrazia Cristiana è stata – dopo il PPI di Sturzo e prima di quello di Martinazzoli – semplicemente una delle forme storiche in cui si è incarnato il cattolicesimo politico, popolare e democratico, nel nostro Paese.
    Ora il punto sta qui, se mai. Altro che dimenticare!Le forme storiche sono per loro natura contingenti e dunque passano; è bene che passino..
    Ciò che, al contrario, non può andare smarrito e non dev’essere interrotto – sarebbe una perdita secca ed un oggettivo impoverimento non solo per i cattolici, ma per il Paese intero – è la parabola complessiva di quell’impegno politico dei cattolici che solitamente ( secondo un linguaggio corrente che non ne dà pienamente conto..)decliniamo come “ispirazione cristiana”. Un cammino cominciato ben prima della Dc e che sicuramente non ha esaurito i suoi passi.Certo non è facile dargli oggi – nel contesto civile problematico, eppure così intrigante dei nostri giorni – una nuova modalità di presenza attiva…sapendo, peraltro, che certo non può essere quella che credono di aver individuato i cosidetti “cattolici adulti”.

  2. giovanni nicastro Scrive:

    Fa bene la Bindi ad esortarci a dimenticare la DC, e fanno bene i corifei della seconda repubblica ad ignorare gli anniversari dei grandi leader democristiani del passato o a demandare agli avversari le rare commemorazioni.
    Potremmo infatti esssere tentati di ricordarci della DC, fare un confronto fra gli antichi volti e i nuovi, e maledire il presente, la quale cosa che non sempre è pratica.
    Io, che sono democristiano, non “ero” ma “sono”, mi ricordo del “prima”, e vedo il presente, sicchè sono portato a fare dei paragoni; e visto che questi paragoni sono tutti ad onore del passato tempo democristiano, finisco per cadere inevitabilmente nella nostalgia, cosa che le varie Bindi non possono gradire.
    La fine della DC, di cui ci scrive Gerardo Bianco, ci consente però una piccolissima rivalsa nostalgica: se ti domandano cosa pensi, oggi puoi dire “sono democristiano” con più serenità di ieri, non chiamato più rispondere di monellerie altrui.
    Quando lo faccio, scorgo talvolta un velo di stupita vergogna negli interlocutori della seconda repubblica.
    Cordialità.

    giovanni nicastro

  3. Redazione Scrive:

    Il problema è molto più semplice di quanto non appaia da questi commenti. Non si può costruire un progetto politico quale che sia senza un giudizio storico del passato. Quello che è assolutamente necessario è costruire un giudizio storico sulla DC, serio e documentato, aldilà delle cancellazioni arbitrarie o delle condanne partigiane a priori. Mezzo secolo di storia del nostro paese non può essere cancellato o demonizzato. Dal giudizio storico sereno e completo derivano insegnamenti, moniti ed indicazioni per il futuro.

    La Redazione

  4. giovanni nicastro Scrive:

    La gentile redazione ci scrive “Il problema è molto più semplice di quanto non appaia da questi commenti. Non si può costruire un progetto politico quale che sia senza un giudizio storico del passato. Quello che è assolutamente necessario è costruire un giudizio storico sulla DC…”.

    Ma allora la soluzione è addirittura più semplice del problema: il giudizio storico sulla DC è luminosamente positivo, quello sulle pseudoforze politiche del presente assolutamente negativo. Soluzioni: rifare la DC? Ci hanno provato, ma con risultati modesti, e poi non sembrava la Democrazia cristiana. Altra soluzione: un partito cattolico del tipo più biecamente confessionale, refrattario alla laicità, scudocrociato e crociato, fortificato nelle parrocchie o blindato negli istituti religiosi, dove si canti il Credo in latino prima di ogni riunione politica… questo lo si è provato?

  5. Rosa Passaro Scrive:

    I giudizi storici, positivi o no che siamo, invadono il revisionismo storiografico degli ultimi anni. Proprio in questi ultimi giorni mi trovo a leggere uno degli ultimi libri di Gualtieri, un confronto fra la DC e il PCI fino al loro sfaldamanto. Nulla da eccepire nel ruolo svolto dalla DC nel primo decennio repubblicano. De Gasperi e il gruppo fanafaniano seppero far reggere il patto repubblicano ed evitare l’entrata nel governo di nuovi “fascistoidi” . Per non dimenticare dell’europeismo, del Patto Atlantico, dell’ERP,ecc.. insomma un’Italia che seppe guadagnarsi il suo posto al sole nella comunità internazionale. Successivamente negli anni sessanta, però, l’arroccamento del gruppo dei dorotei su posizioni eccessivamente conservatrici e anti-democratiche evitò il successo positivo del governo di centro-sinistra. L’eredità negativa della DC, (corportiva e dotata di forte clientelismo) e di un socialismo troppo poco interclassista e troppo interessato al potere (il dopo Signorile e non solo) causò la mancata realizzazione in Italia di una viva e concreta socialdemocrazia, al di là delle terze forze laiche.
    Il contributo del Prof. Griffo mi sembra, dunque, di gran lunga calzante nei confronti, invece, di una storiografia e di un certo pensiero politico (nostalgico di una riproposizione di un centro-destra guelfo e puro). A mio modesto parere il centro sinistra sarebbe potuto essere qualcosa di più che l’estremo tentativo di far sopravvivere la DC, una socialdemocrazia mancata di cui paghiamo ancora oggi le conseguenze.

  6. giovanni nicastro Scrive:

    Conclude Rosa Passaro nel suo post: “A mio modesto parere il centro sinistra sarebbe potuto essere qualcosa di più che l’estremo tentativo di far sopravvivere la DC, una socialdemocrazia mancata di cui paghiamo ancora oggi le conseguenze.”

    No, affatto. Il centro sinistra non fu l’estremo tentativo di far sopravvivere la DC, fu semplicemente un’alleanza politica di governo fra la DC e i socialisti, esorbitò gravemente il debito pubblico e danneggiò il paese; non fu voluto dalle correnti dorotee e centriste della DC, fu desiderato dalle correnti di sinistra, ma fu comunque un argine democratico contro derive pericolose per la democrazia italiana, allora possibili.

    La “socialdemocrazia mancata” e “troppo poco interclassista” è pensiero personale di Rosa Passaro, non fu mai obiettivo della DC, ed è la prima volta che sento dire che è stata obiettivo dei partiti dell’Internazionale socialista, ma non si finisce mai di imparare.

    Comunque, in ultima sintesi, la DC al pari di tutti i partiti politici della prima Repubblica, fu sciolta dalla Polizia.

    La fine del partito non avvenne per consenso o dissenso popolare, o per congresso, ma per “comunicazione”.

    Due signori, Martinazzoli e Segni, uscirono da una riunione a piazza del Gesù e comunicarono ai giornalisti e al paese che la DC si scioglieva… “comunicazione istituzionale”.

    Rosa Passaro deve essere molto giovane o necessitata ad informarsi.

    Cordialità.

  7. Alessandro Di Pietro Scrive:

    Quando si pensa al passato spesso si ricordano le cose negative e si tralasciano quelle positive, questo perchè è facile associare ai ricordi le cose che maggiormente hanno influenzato l’opinione pubblica. Ricordare la DC solo per tangentopoli è sbagliato, perchè così facendo si sorvola su una storia che ha creato la democrazia in italia partendo dal partito popolare di Don Luigi Sturzo e che vedeva nella DC una sua continuità. Se dovessi fare un esempio mi verrebbe di pensare ad un piatto prelibato che tutti stanno assaporando….se in quel piatto vi cadesse un insetto nessuno finirebbe di mangiarlo e tutti si ricorderebbero di quella pietanza non per il gusto di quel piatto, ma per l’insetto che vi è finito dentro. Con questo voglio dire che la DC viene ricordata per il marcio di un sistema degenerato e non per i valori e la storia di un partito che ha governato in Italia per decenni. Purtroppo dove c’è il potere ci sono anche i facilmente corruttibili e la DC ha pagato la degenerazione del potere e lo ha pagato giustamente perchè quel sistema che era ormai diventato un sitema corrotto andava punito. Quello che però non andava persa era la cultura di quel partito e invece negli anni tutti hanno fatto di tutto per disperdere quei valori e quella storia. Oggi a distanza di anni vedo che il sistema politico attuale si basa come allora sul potere, sulla corruttibilità e soprattutto (a differenza del passato) sulla perdita dei grandi valori. Oggi ci troviamo ad aver raggiunto il limite….non si sa più dove finisce il lecito e dove inizia l’illecito eppure pare che tutto sia normale, pare che questo modus operandi sia prassi comune. Nessun grido allo scandalo, nessuna alzata di barricate, siamo assuefatti al sistema. Da giovane trentenne vi dico che guardando al futuro, ma tenendo bene in testa la storia passata, io penso che la DC è sì morta tempo fa, ma quello che non è morto è il sistema corrotto. Magari sotto altre forme e sotto altri modi, ma la corruzione è legata al potere e dove c’è il potere ci sarà sempre chi eserciterà la propria posizione per trarne benefici. Al mio amico Gerardo Bianco dico che va bene dimenticare la DC, ma io non dimenticherò mai la storia di quei grandi leader del passato che avrebbero dato la propria vita per difendere la costituzione e che hanno gettato le basi per affermare la democrazia in Italia….quella democrazia che oggi si continua a minare in tutti i modi possibili e immaginabili…e se proprio devo dirvi la mia, pensando alle escort, alle leggi bavaglio, ai ministri che non sanno chi gli ha comprato la casa, alle leggi ad personam e a tutti gli scandali di questi decenni….quasi quasi vorrei tanto che tornasse la DC!!!

    Alessandro Di Pietro

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