Rubrica | Numeri

Era questo il paese che sognavano ?

Scritto il 18 febbraio 2010 da

 

Italia turrita

In questo numero concentriamo l’attenzione della nostra documentazione su un articolo di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella pubblicato sul Corriere della Sera con il titolo: Noi Italiani senza memoria. L’articolo cerca di compiere un bilancio dei nostri 150 anni di unità nazionale, esame di coscienza doveroso in preparazione delle celebrazioni del 2011. Scrivono gli autori:

 

“Era questo il Paese che sognavano Er­nesto, Luigi, Enri­co e Giovanni Cai­roli e tutti gli altri ragazzi morti perché noi italiani stessimo insieme? E’ que­sta l’ “Italia redenta, pura, di ogni macchia di servitù e di ogni sozzura d’egoi­smo e corruzione» che im­maginava Mazzini nella let­tera alla madre Adelaide (“Voi che li avete veduti sparire a uno a uno…”) do­ve si diceva certo che la me­moria di quei fratelli sareb­be rimasta in eterno “sim­bolo a tutti del dolore che redime e santifica”? Mah… Centocinquanta an­ni dopo, il nostro e uno strano Paese che non cono­sciamo bene. Un Paese che, lasciandosi alle spalle secoli di povertà, violenza e degrado che ancora a me­ta dell’Ottocento spinsero Charles Dickens a scrivere pagine cupe in Visioni d’Italia, ha vissuto tra mil­le contraddizioni decenni di recupero e sviluppo filo al formidabile boom che ci portò ai primissimi posti nel mondo. Un Paese dai paesaggi bellissimi e insie­me sfregiato da orrori ur­banistici. Traboccante di intelligenze, ma il più del­le volte sprecate. Ricco co­me nessun altro di opere e città d’arte ma incapace di sfruttare questo immenso patrimonio. Un Paese nel quale la burocrazia soffoca le imprese, dove le tasse so­no fra le più alte del piane­ta, dove la classe dirigente, anziana e aggrappata al po­tere, ostacola il ricambio. E dove il razzismo stri­sciante avvilisce la nostra storia di emigranti. Un Pae­se pieno di energia ma an­che impaurito, capace di straordinari slanci di soli­darietà come dopo il terre­mota a l’Aquila ma anche esposto alle tentazioni di barricarsi, dal Nord al Sud, in egoismi sovente gretti e suicidi che rischiano di portare alla disgregazione.

Un Paese spaesato. Che fa sempre più fatica a riconoscere le ragioni dello sta­re insieme…”

 

A questo punto gli autori fanno un esame della ideologia unitaria risorgimentale che è stata via via dimenticata e concludono:

 

“…Doveva un Paese che non ama la propria storia? Un Paese timoroso del suo futuro e infastidito quasi dal suo passato, come di­mostrano le incertezze e le insofferenze nella pro­grammazione del Cento­cinquantenario ? E’ quello che cercheremo di scopri­re con un lungo viaggio at­traverso i luoghi della no­stra memoria collettiva. Scopriremo che i campi di battaglia sono diventati aree industriali forse oggi un po’ ammaccate ma flori­de, che dove attaccarono i Mille ci sono ombrelloni e villette abusive, che a due passi da dove Garibaldi dis­se «Obbedisco» comanda la camorra o si batte corag­gioso un prete di frontiera. E magari scopriremo an­che che non solo l’Italia e un Paese vivo pronto a rico­minciare ma che nella sto­ria risorgimentale ci sono ancora molte cose da rac­contare, che forse vengo­no ignorate dai libri ma so­no nel cuore e nella pancia delle persone e rappresen­tano la ricchezza delle co­munità locali. Una ricchez­za da preservare e traman­dare”

 

Riportiamo alcune parti di questo articolo sul quale sarebbe utile impegnare la nostra attenzione ed il nostro dibattito.

 

 

1 Commenti per questo articolo

  1. vittorio lattanzi Scrive:

    Era ora che qualcuno cominciasse a scoprire il tappo di questo serbatoio di malessere che, sopratutto la nostra generazione di sessantenni e piu’, recepisce per aver convissuto con i principi della società contadina dove l’onore,l’orgoglio,la parola avevano un grande valore, e fa piacere che lo hanno fatto persone come Rizzo e Stella che hanno la capacità di dire le cose proprio come tu le pensi:dritte,logiche,chiare,talmente evidenti che ti meravigli perchè solamente adesso,oltre a loro,se ne parla.

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