L’autunno delle libertà. Lettere ad Ada in morte di Piero Gobetti, a cura di Bartolo Gariglio, Bollati Boringhieri, Torino 2009
Questo libro viene a documentare il dolore che accompagna la prematura morte di Piero Gobetti, avvenuta il 15 febbraio 1926, a Parigi, dove l’editore e intellettuale torinese si era rifugiato da pochi giorni, per sfuggire alle manacce e alle violenze del fascismo. Il volume raccoglie le lettere e i telegrammi inviati alla moglie Ada da parte di amici e collaboratori, di coloro che avevano condiviso le sue battaglie, dei suoi compagni d’esilio, di esponenti di rilievo della cultura e della politica italiana, da Croce a Einaudi, a Salvatorelli a Ruffini a Salvemini a Sturzo a Miglioli a Venturi ai Rosselli a Tasca e così via.
Ada è una giovane donna, poco più che ventenne, con un figlio di un mese e mezzo, che si trovò improvvisamente da sola a fronteggiare la tragedia della perdita del marito.
“Penso con viva commozione – scriveva Sturzo – a Lei, ai suoi genitori, alla creatura innocente che pende dal suo seno. Che strazio!”.
Carlo Rosselli a sua volta scriveva: “Che dirle, che scriverle dopo questa tragedia? Fu veramente uno schianto per tutti e soprattutto per noi che lo apprezzammo a dovere”.
Salvemini si rivolgeva ad Ada, chiamandola “Cara figliola”, confessando di “aver perduto una radice nella vita” ed esclamando: “Tutto spezzato! Tutto distrutto! Vorrei gridare furiosamente il mio dolore, e non posso”.
Bartolo Gariglio, nella sua introduzione, sottolinea opportunamente anche la solidarietà femminile che viene a circondare Ada in quei giorni terribili. Scrive Gariglio che “solo le donne sottolineano il posto che Ada aveva nella vita di Gobetti”. Da Sibilla Aleramo a Luisa Viora, madre di Natalino Sepegno, ad Antonia Nitti Persico a Paola Guglielmotto a Dolores Prezzolini, il conforto ad Ada si nutre di una sensibilità femminile attenta a cogliere i sentimenti più profondi che attraversano l’animo di Ada in quei giorni terribili.
Ma questo libro ha anche il merito, attraverso alcune lettere provenienti da Parigi, dagli amici che avevano assistito Gobetti nella sua rapida e fulminante malattia, di ricostruire, ripercorrere i giorni e le ore che lo portano alla morte. Sono lettere nelle quali il dolore per l’amico scomparso si accompagna al desiderio di fornire ad Ada il racconto di quei momenti, di descriverle le ultime ore del suo Piero. Ne esce un racconto vivo, reso più intenso dalla partecipazione emotiva ad una vicenda così triste.












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febbraio 5th, 2010 alle 16:08
Non so se faccio una cosa che rientra nei costumi di questa nostra società molto “internettista”, ma desidero ringraziare il Direttore per questa bella recensione del volume da me curato,
Bartolo Gariglio