Rubrica | Numeri

Ricordando Flaminio Piccoli

Scritto il 08 luglio 2010 da

 
 
 

Disegno di Hugo Pratt che dedichiamo alla Pietas delle esperienze di guerra

Piccoli e San Ginesio 

 Sabato 10 Aprile la bella famiglia di Flaminio Piccoli ha invitato gli amici a ricordarlo alla maniera cristiana   nello splendore settecentesco della Maddalena e dei suoi ammirabili organi antichi. Bellissima cerimonia, parca e trattenuta come è costume dei trentini, pacificata nel sereno ricordo di un combattente appassionato e buono.
Tuttavia c’era un particolare singolare da notare e, per fortuna nessuno lo ha notato. C’era in prima fila Arnaldo Forlani, e molto dietro , quasi nascosto, Bartolo Ciccardini. Esattamente i due che (assieme ad un terzo che ora sta combattendo da partigiano borbonico fra i suoi monti) determinarono la caduta della Segreteria Piccoli nel 1969, organizzando un incontro, che si trasformò in una sorta di mito generazionale: l’incontro di San Ginesio, che condusse Arnaldo Forlani alla Segreteria, al posto di Flaminio Piccoli 

Siamo andati a ricercare le date e gli avvenimenti in una specie di bignamino elementare e neutrale:il   sito  www.storiadc.it. E vi leggiamo:
“Nel luglio 1969 il Consiglio nazionale della DC conferma Flaminio Piccoli quale Segretario politico, con il voto determinante dei fanfaniani.
Ma la situazione governativa si complica per i gravi dissidi all’interno dei socialisti. A fronte dell’ennesima scissione interna al mondo socialista, il Presidente del Consiglio Rumor si dimette. Nell’agosto 1969, Rumor forma il suo II° Governo, un monocolore democristiano nel quale i due partiti socialisti, non riuscendo a superare le loro divisioni, decidono di non entrare.
Nel settembre 1969 si svolge il convegno di San Ginesio, al quale partecipano Arnaldo Forlani, Ciriaco De Mita e Bartolo Ciccardini. Emerge una necessità di rinnovamento nella gestione del partito, un bisogno anche di ricambio di classe dirigente (i “quarantenni”) per dare nuovo slancio all’iniziativa politica della DC. Il convegno di San Ginesio passa alla storia nella DC come quello che stabilisce un patto generazionale per una nuova gestione del partito.
La vitalità interna al partito, e la disgregazione della vecchia maggioranza dorotea, continua. Nell’ottobre 1969, un mese dopo il convegno di San Ginesio, la corrente dorotea di “Impegno Democratico” si divide in due: Mariano Rumor e Flaminio Piccoli (gli attuali vertici del governo e del partito) si separano da Giulio Andreotti ed Emilio Colombo. Rumor e Piccoli fondano “Impegno Popolare”, Andreotti e Colombo mantengono la stessa denominazione di “Impegno Democratico”.
In questo contesto di frammentazione correntizia, emerge forte la necessità di un superamento di questa fase difficile per il partito. Flaminio Piccoli si dimette dalla guida del partito, ed il Consiglio nazionale elegge il 9 novembre 1969 Arnaldo Forlani alla Segreteria politica della DC, con 157 voti a favore e 13 schede bianche. Pochi giorni dopo Ciriaco De Mita diventa Vice Segretario della DC: il patto di San Ginesio genera il frutto di una nuova guida alla DC. 

Riprendiamo il filo di questa storia andando a ripescare alcuni articoli di Bartolo Ciccardini,  allora Direttore de “La Discussione”. L’11 ottobre 1969, commentando i risultati del  Consiglio Nazionale scrive: “Piccoli è stato chiaro e franco, bisogna a tutti i costi puntare alla ricostruzione del quadripartito, sia per la debolezza del monocolore, sia per i pericoli insiti nel bicolore della DC nella PSI. Su questa tesi l’Onorevole Piccoli ha avuto più consensi di quanto non sia apparso nei resoconti di stampa”.
Il fallimento del’unificazione socialista (la fusione fra PSI e PSD che era nata come frutto del governo di centro sinistra), aveva prodotto la fine dell’esperimento di centro sinistra e la fine del governo di centro sinistra Rumor, a cui era succeduto un monocolore democristiano denominato Rumor II. Ciccardini scrive:
“Nell’editoriale di sette giorni fa dicevamo che il problema più grosso non era il problema con gli alleati ma la ripresa del’iniziativa della DC. (…) A Piccoli va dato atto che il gesto di coraggio politico che ha compiuto quando ha chiesto che venisse posto all’ordine del giorno un problema “di cui si discute dei tempi del Convegno di Sorrento”. Si tratta del problema della ristrutturazione interna della Dc, dell’eliminazione della sovrastruttura delle correnti che paralizza tutte le decisioni politiche.”
(A proposito del Convegno di Sorrento troviamo questa indicazione sul sito dell’Istituto Sturzo http://www.archividc.it/crono4.htm :
“30 Ottobre – 3 Novembre – Si tiene a Sorrento la terza Assemblea Nazionale della Dc. Questa è dedicata ad un ampio dibattito sulla vita e lo sviluppo del Partito, sui suoi problemi interni, sugli strumenti della sua azione politica, sullo stato democratico e costituzionale e sulla realtà della società italiana in cui la Dc è chiamata ad operare”.
( In realtà Sorrento avrebbe dovuto inaugurare la stagione delle riforme istituzionali. Rumor aveva l’intenzione di affrontare il problema della struttura interna del partito con un sistema elettorale che impedisse  la cementificazione delle correnti e permettesse una maggiore circolazione delle idee e dei programmi, premessa ad una modifica del sistema elettorale proporzionale, rimasto indenne dopo il fallimento del tentativo maggioritario del 1953. Forlani avrebbe dovuto fare una relazione proponendo grandi novità, Bisaglia avrebbe dovuto tenere una contro-relazione più conservativa. Alla conclusione Rumor avrebbe dovuto tenere delle conclusioni frutto della sua mediazione. Era il metodo di lavoro di Rumor. Nel tragitto si accrebbero molti timori e la relazione di Forlani fu molto timida, la relazione di Bisaglia fu distruttiva e la mediazione di Rumor risultò soltanto conservativa)
Continua l’articolo di Ciccardini:
“…L’appello di Piccoli non è rimasto senza risposta: sabato e domenica 27 e 28 settembre in un Convegno di studio tenuto a San Ginesio si sono pronunciati in senso favorevole alla demolizione delle attuali sovrastrutture sia De Mita che Forlani. Si apre finalmente nel partito un dibattito e non in temi culturali ma in temi politici, su un diverso assetto , su una diversa selezioni, su una nuova modalità di scelte politiche, in una parola, un dibattito sulla costituente di un nuovo Partito…”
Passa poco più di un mese. Insoddisfatto del risultato del precedente Congresso, Piccoli che era un uomo che sapeva prendere le decisioni, caccia dalla corrente di maggioranza Andreotti e Colombo, e si dimette da Segretario. Seguiamo la testimonianza di Ciccardini sul settimanale del partito  dopo il tempestoso Consiglio Nazionale:
“Partiamo dal punto più saliente della vicenda, le dimissioni irrevocabili del segretario del Partito. (…) A Piccoli vanno riconosciute due cose: egli aveva ideato la soluzione che poi è stata realizzata da Forlani; infine egli ha avuto il coraggio e la dirittura di volere quello che riteneva necessario per il partito, aldilà, non dirò del suo interesse personale, ma perfino aldilà di quello che era umanamente lecito chiedergli come sacrificio personale. (…) Quando ci sarà bisogno di un uomo coraggioso, scomodo, ma severo con se stesso, brusco talvolta ma mai ingeneroso, un buon combattente, infine la Democrazia Cristiana saprà dove trovarlo, – e lo troverà – più libero, più forte, più maturo, di quanto l’esito di questa vicenda, oggi, possa farlo sembrare.(1)…” 

Questo articolo è del novembre del 1969. Perché Ciccardini, che dirige il settimanale del Partito elogia Flaminio Piccoli, pur essendo uno dei partecipanti alla iniziativa che ha messo in crisi la sua Segreteria?
Non è affatto una stranezza. In realtà durante la lunga crisi che finirà a Milano con l’attentato a Rumor,
Piccoli era decisamente a favore di un rinnovamento del Partito ed aveva dato le dimissioni proprio per sbloccare la situazione di paralisi che si era verificata.
Osserviamo l’autunno del ‘69 sui documenti di quel periodo.
 In previsione del Congresso del Giugno ’69,  Ciccardini aveva scritto:
“…Otto anni sono passati dal primo Conve¬gno di San Pellegrino ad oggi. Cinque dal Convegno di Sorrento: la crisi della delega politica si e aggravata. La delega ai partiti, ai comitati centrali, ai gruppi dirigenti non e più accettata: viene ogni giorno contestata dalle forze reali.
Il tesseramento, l’adesione dei cittadini al partito, non è più una cinghia di trasmissione e un filtro: è una palla al piede di vecchie abitudini che ci impedisce di camminare spe¬diti. La delega ai vertici delle correnti perche decidano per conto del partito e una pazzia, in queste condizioni.
Diciamo tutta la verità: e da Firenze, dal 1958 che nei nostri Congressi non si vota, ma si delegano le correnti a scegliere i dirigenti del partito. E quante volte si è veramente riunito il Consiglio Nazionale? Una sola volta (per eleggere Piccoli). Tutte le altre, i consi¬glieri nazionali vagavano tristemente per i corridoi del palazzo dell’Eur in attesa di un accordo, fra le correnti, da ratificare. La crisi della delega politica sta dettando il paese  nell’anarchia e nel qualunquismo…
Questo linguaggio non ci meraviglia: siamo nell’atmosfera del ’68 e la richiesta di rinnovamento è un vento impetuoso, anche nella DC.
Nell’ottobre di quell’anno La Malfa propone il superamento del monocolore minoritario presieduto da Rumor e la costituzione di un quadripartito organico. La Malfa sente il pericolo che la  caduta del centro sinistra e la mancanza di una maggioranza alternativa creino un vuoto politico molto pericoloso per i sommovimenti che stanno scuotendo il paese.   
Sempre in quell’ottobre Piccoli propone una nuova maggioranza interna che rompa la struttura frenante delle correnti per dare alla DC una guida politica sicura durante una grave emergenza. Piccoli ha la generosità di capire la tempesta che si preannuncia e cerca di uscire coraggiosamente dalle sabbie mobili in cui la DC si è cacciata con la frantumazione di Iniziativa democratica prima e dei dorotei poi. Un partito senza maggioranza e senza strategia è una nave senza timone nella tempesta.
 
La discussione dell’11 ottobre 1969 pubblica questo articolo:
“…Una vigorosa iniziativa politica’ della DC, che ricostruisca l’ orgoglio e l’ efficienza del partito di maggioranza è oggi più necessaria di qualsiasi altra scelta.
A Piccoli va dato atto del gesto di corag¬gio politico che ha compiuto, quando ha chie¬sto che venisse posto all’ordine del giorno un problema (di cui si discute dai tempi del Con¬vegno di Sorrento). Si tratta del problema della strutturazio¬ne interna della DC, dell’eliminazione della sovrastruttura delle correnti che paralizza tutte le decisioni politiche.
(…)I vertici delle correnti, pur di mantenere la propria fetta percentuale di po¬tere ed i1 proprio controllo sulla elezione del¬la classe dirigente, sona disposti a provocare la paralisi del sistema.
L’ appello di Piccoli non è rimasto senza risposta: sabato e domenica (27 e 28 settem¬bre) in un Convegno di Studio tenuto a San Ginesio, si sono pronunciati in senso favore¬vole alla demolizione delle attuali sovrastrut¬ture sia De Mita, sia Forlani.  (…) Si apre finalmente nel partito un dibatto e non in termini culturali, ma in termini politici, su un diverso assetto, su una diversa selezione, su una nuova modalità di scelte politiche, in una parola un dibattito sulla co¬stituente di un nuovo Partito”.
Nello stesso articolo, mentre si apprezza l’iniziativa di Piccoli ci si lamenta per una vicenda che oggi abbiamo completamente dimenticato. Il convegno di Sorrento aveva sostenuto che la istituzione delle strutture regionali del Partito sarebbe stata un occasione unica per adottare nuove forme di rappresentanza attraverso un sistema elettorale maggioritario (oppure un sistema plurinominale di lista che poteva raggiungere gli stesi risultati, chiamato in quell’occasione sistema Bodrato) assieme alla elezione diretta del Segretario Regionale. La commissione addetta a svolgere questo compito nominata dalle correnti, per mantenere lo status quo, adotta il sistema proporzionale senza preferenze. Sembra di vivere una vicenda molto recente. La Discussione commenta:
“…Gullotti, Segretario organizzativo (…) si è forse assunta la responsabilità di non aver cercato di rompere gli schemi di corrente, nel momento in cui, con diverso coraggio, lo faceva il Segretario del Partito…”
Nel Consiglio Nazionale del Novembre ’69, Piccoli dà le dimissioni. Abbiamo già citato l’elogio che Ciccardini fa di Piccoli a cui aggiunge, sempre nel medesimo articolo questo giudizio:
“…Alcuni accenni alla necessità che il Partito si muova autonomo gestito da una nuova generazione, sembrano promettere grandi cose, se la logica delle correnti e della suddivisione percentualistica non comprometterà anche questa interessante aspirazione…”
La “interessante aspirazione” trova subito molte difficoltà. In Consiglio Nazionale Ciccardini propone un emendamento per l’elezione diretta del Segretario Regionale che Zaccagnini accetta con la condizione di rinviare la decisione alla Direzione. Zaccagnini mantenne la parola e portò in Direzione gli emendamenti, Fanfani difese il diritto e il dovere di discutere, Andreotti si battè perché si esaminasse e si risolvesse il problema. Di fatto si decise di rimandare la decisione all’Esecutivo. La discussione commenta così:
“…Dimostrata così l’ incapacità di decidere alcunché sui progetti di Sorrento – incapacità che arriva al ridicolo di non saper respingere un emendamento -, si sono celebrati i congressi regionali…” Naturalmente a tavolino, mentre fuori infuriava il Sessantotto.
In aprile si costituisce il nuovo governo Rumor. La discussione del 25 aprile 1970 registra una polemica che si apre fra il settimanale e l’agenzia Radar espressione della corrente di Base. Riportiamo alcuni brani di questa polemica:
“…Taviani aveva colto una larga insofferenza esistente nel partito, nei confronti delle dege¬nerazioni, vistose ormai, della applicazione del sistema proporzionale e proprio per questo la sua dichiarazione aveva avuto una: larga eco. Si può anzi dire che il discorso di Taviani ha rinnovato quella aspettativa che I’iniziativa di San Ginesio ha creato nel Partito e che ri¬schiava di inciampare nelle difficoltà che la se¬greteria politica si e trovata a dover fronteg¬giare in una crisi di governo, la più complicata di questi venticinque anni, e nella difficile ri¬cerca dei necessari equilibri che la soluzione della crisi comportava. Sarà qui il caso di ricordare che le aspettative di San Ginesio erano a loro volta un riemergere delle speranze sollevate da un lonta¬no Convegno di Sorrento, dove proprio una relazione. di Forlani aveva posto all’attenzione di tutti, punti precisi sul rinnovamento del Partito. A San Ginesio ci si propose di superare una dialettica sterile e cristallizzata delle correnti, ormai fine a se stessa, strumento di ge¬stione di una fetta percentualistica di potere, legata a schemi nominalistici superati e non rappresentativi di nuove realtà. Si disse che bisognava avere il coraggio di rompere quelle inutili correnti, di superarle, di riunire tutti coloro che concordassero su so¬luzioni effettivamente nuove. Quindi non una nuova corrente, non un nuovo equilibrio delle correnti esistenti, ma un discorso aperto a tutti sui nuovi problemi, su cui si formassero, con strumenti adatti, mag¬gioranza e minoranza. Si disse anche che questo non avrebbe po¬tuto non coincidere con un istinto, un sentire comune, di una nuova generazione. Si disse che questa « renovatio» avrebbe dovuto avere come suoi strumenti una analisi coraggiosa ed aperta da un lato e l’abolizione del sistema di gestione proporzionalistico (che è più dell’abolizione della proporzionale) dal¬l’altro. E’ importante, a distanza di sei mesi dalla iniziativa di San Ginesio, esaminare con atten¬zione, mi sia. permesso dire, con rispetto le due note della « Radar » che esprimono il pen¬siero di una così importante componente di quella iniziativa…”
La polemica continua su diverse valutazione critiche che l’agenzia “Radar” fa a proposito di sistemi elettorali. Vi sono particolari interessanti che presentano già posizioni che diventeranno centro della polemica politica ancora venti anni dopo. Di fatto, per l’influenza di Moro la sinistra DC nel momento in cui assume un responsabilità maggioritaria nel partito diventa conservatrice e guardiana del mitico sistema elettorale proporzionale sia all’interno del partito, sia all’esterno, in tutti i tipi di elezione. Incomincia qui l’era del manuale Cencelli.
L’articolo si conclude in questa maniera:
“…La  Radar così scrive: “Oggi non c’è nella Democrazia cristiana una maggioranza politica. La crisi ministeriale ha semmai posto in evidenza l’esistenza di una maggioranza invisibile in funzione negativa. Un sistema elettorale di co¬modo potrebbe renderla visibile. Ma non sa¬rà la sinistra democristiana a renderla reale” .
Anche qui temo di non capire. Vuole la « Radar» dichiarare qui il fallimento di San Ginesio? Perche non c’è una maggioranza politi¬ca? Quali proposte si fanno perche ci sia una maggioranza politica?
Ma secondo la «Radar» una maggioran¬za c’e, quella ” invisibile, in funzione negativa”. Sembrerebbe quasi che il compito di una eventuale maggioranza « politica » fosse quel¬lo di comprimere la maggioranza invisibile.
Mi scuso per l’insinuazione, se di insinuazione si tratta, ma lo faccio per amore di chiarezza: a. San Ginesio si disse che una maggioranza nel partito esisteva, si trattava di interpretarla e di farla emergere democra¬ticamente e politicamente come e giusto e utile che sia. A San Ginesio non dicemmo che c’ era una maggioranza invisibile, che potrebbe malauguratamente diventare visibile e che il no¬stro compito storico era quello di non ren¬derla reale.
E soprattutto non chiamerei «di como¬do» quei sistemi elettorali che permettono alle maggioranze (visibili, invisibili, reali, po¬litiche), di contarsi e di esprimersi. Anzi, il contrario. Non so se, al di la delle mie intenzioni, le annotazioni hanno assunto una «vis pole¬mica ». Non lo credo. I problemi in cui ci dibattiamo sono. troppo grossi per fare inu¬tili polemiche. Pero bisognerà pure chiarire a noi stessi (che a San Ginesio tuttavia c’era¬vamo) cosa volevamo e cosa abbiamo fatto per realizzare quello che volevamo…” 

Queste antiche polemiche in un periodo storico difficile e complicato, mentre stanno incominciando gli anni di piombo, conservano l’odore di lavanda che profumava la biancheria della “Signorina Felicita”.Tempi antichi in cui si parlava già di primarie, di collegi uninominali, di partiti democratici. Ci sorprende lo stile distaccato, il linguaggio diplomatico. La cortesia anche nel dare giudizi severi.
Ma questa aria demodé e composta è solo apparenza.
Moro ha in mente di adoperare la debolezza della DC per gestire un passaggio difficile. Vuole la proporzionale e la dissoluzione di ogni maggioranza per poter esercitare la sua superiorità  intellettuale attraverso una piccolissima minoranza.
Il disegno di Moro vince, porta alla vittoria congressuale di Zaccagnini. La debolezza della DC senza timone diventa la forza di Moro e del suo disegno. Ma, forse, è proprio la debolezza della D.C. ad ispirare alle Brigate Rosse  il folle sogno di colpire al cuore lo Stato, assassinandone il profeta disarmato. 

La presenza di Forlani e di Ciccardini al memoriale di Flaminio Piccoli ci ha indotto ad aprire una pagina che ci ha riservato una qualche commozione, un po’ di rimpianti e molta nostalgia.
Abbiamo cosi esaurito il nostro lungo pellegrinaggio attorno ad un fase molto difficile nella vita  degli italiani. 
Siamo nel 1969. Fra poco cominceranno gli anni di piombo. In Francia ed in America è scoppiata  una rivoluzione giovanile. In quei paesi sarà presto riassorbita . In Italia durerà a lungo, quasi a sembrare una guerra civile. Fino all’uccisione di Moro. Gli eventi , che si sarebbero potuti anche precedere, fecero dimenticare le speranze di San Ginesio, il tentativo di Piccoli, la segreteria di Forlani. 

Il rito in suffragio di Flaminio Piccoli si conclude. Il celebrante, naturalmente straniero, si meraviglia di avere appreso dai brevi discorsi pronunciati dal nipote e dal genero che si trattava di un personaggio importante. E dice con compassione: egli da lassù ci sta sicuramente guardando. E’ certamente cosi, si sarà goduto la sua bella famiglia ed i nipoti. Non avrà avuto il tempo di accorgersi che c’erano almeno due sanginesini di troppo. 

 (1) Nota. Quando scrivevamo queste righe non sapevamo ancora che Ciccardini aveva consegnato alla Signora Flavia il ritaglio, in lode del padre, tratto da questo vecchio articolo.  

 

1 Commenti per questo articolo

  1. giovanni nicastro Scrive:

    Sabato 10 Aprile ero alla commemorazione di Flaminio Piccoli alla Maddalena.
    Non notai con attenzione Piccoli in vita, e persi qualcosa; perchè lui si rifiutò di accettare la distruzione della Democrazia Cristiana e cercò di rifondarla e per questo mi rammarico seriamente di non aver tributato a Lui in vita tutta l’attenzione e il buon giudizio che invece di molto meritava.
    Ne ho cercata la biografia su wikipedia, e, con dispiacere, ho trovato che è piena di offese, come quelle di tutti i nostri leader democristiani.

    Occorre intervenire: sto pensando di diventare wikipedista.

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