LA SECONDA SETTIMANA TEOLOGICA DELLA FUCI
Si è svolta in agosto, nella cornice del monastero benedettino di Camaldoli, la Seconda Settimana teologica della Fuci, che ha per titolo: “C’è ancora spazio per un’etica nell’economia? In ascolto della sapienza biblica”. 80 giovani universitari provenienti da tutta Italia, partendo dall’ascolto dei testi biblici, hanno cercato di riscoprire la nervatura che la Sacra Scrittura ispira circa il rapporto tra etica ed economia. Si è affrontata un’analisi della vita socio-economica attuale. Hanno guidato le riflessioni Suor Benedetta Rossi, biblista, e Benedetta Giovanola, docente di Etica ed Economia all’Università di Macerata. «Nelle prime comunità cristiane “nessuno considerava come proprio qualcosa” – hanno sottolineato i presidenti della Federazione Martini e Ratti. Vedere come strumento utile al bene comune ciò che possediamo è una lezione da fare nostra».
«Ripartiamo da noi – hanno concluso i presidenti – e dalla sobrietà evangelica che non è pauperismo, ma intelligente possesso dei beni che servono all’umano e non lo devono condizionare».
Lo sviluppo del tema di studio scelto ha richiesto una serie di lezioni unite a momenti di dibattito e di confronto nei laboratori di gruppo. Nel Monastero le giornate dei partecipanti sono scandite dai ritmi della preghiera con i monaci, da momenti di svago a contatto con la natura e da serate di divertimento.
Si è inoltre conclusa sabato 31 luglio la prima Settimana teologica, che ha avuto per tema: “La liturgia: tempo dell’ascolto, spazio del gratuito”. In un tempo in cui le logiche della velocità e dell’utile prevalgono su tutto, dove si corre a suon di ritmi concitati e di scambi di interessi, è stata approfondita la conoscenza della liturgia, spazio in cui si incrociano il dono di Dio agli uomini e la lode degli uomini a Dio. I partecipanti, circa 60 giovani provenienti da tutta Italia, sono stati guidati nella riflessione dal Prof. Andrea Grillo, teologo e liturgista, docente al Pontificio Ateneo “S. Anselmo” di Roma, e da Matteo Ferrari OSB, monaco camaldolese e docente all’Istituto di Liturgia Pastorale “S. Giustina” di Padova. Il prof. Grillo ha analizzato le azioni fondamentali della liturgia, l’importanza del Movimento liturgico nel XX secolo e le novità portate dalla riforma liturgica nella vita della Chiesa, sottolineando l’importanza della partecipazione di tutti i fedeli alla celebrazione.
Il monaco Ferrari, partendo dalla centralità della Veglia Pasquale, ha approfondito il tempo della festa partendo dalle Scritture ebraico – cristiane. Ferrari ha affermato che la caratteristica più importante del momento liturgico è quella di essere “spazio di gratuità” e “momento di donazione totale di sé”.
«Se il Concilio Vaticano II, definisce la liturgia “fonte e culmine dell’azione della Chiesa”, a questa scansione sensata del tempo dobbiamo guardare per riscoprire, ad esempio, due concetti che rischiamo di dimenticare: la fedeltà e il dono. Nella liturgia, infatti, emerge proprio la fedeltà dell’amore di Dio che ci invita alla pazienza, vera scuola di vita da abbracciare oggi.
Relazione introduttiva a cura della Presidenza Nazionale della F.U.C.I.
C’è ancora spazio per un’etica nell’economia?
1 – Un modello economico in crisi
Questa seconda Settimana Teologica vorrebbe essere un ulteriore momento di riflessione nella cornice del lungo lavoro portato avanti dalla Federazione nel corso di quest’anno accademico, culminato con il congresso di Piacenza in aprile.
Abbiamo vissuto dal 2007 ad oggi la più grave ed estesa crisi economico – finanziaria della storia dell’umanità; le cause principali di tutto questo sono state un eccessivo sviluppo globale basato sul debito e una speculazione finanziaria senza precedenti.
Logiche di profitto e di mera efficienza hanno dominato il mondo dell’economia e i suoi attori, cosicché parole come pazienza, lealtà, durata e fiducia sono scomparse dal lessico economico e della produzione dei beni. Il progresso economico fine a se stesso, così come quello tecnologico, ha distrutto in profondità il tessuto relazionale e di fiducia sul quale si basava il mercato.
In questo modo il mercato, abbandonato all’autoregolamentazione, non è in grado di far nascere valori né tantomeno può creare le condizioni di quella importantissima “coesione sociale” di cui l’economia stessa ha bisogno per poter funzionare e realizzare i suoi compiti.
Come uscire, quindi, dall’impasse in cui ci troviamo e come ridare slancio etico ed ideale al mondo dell’economia e della finanza? Da dove dobbiamo ripartire? Come fare per allontanare da noi la tentazione del profitto e del possedimento egoistico dei beni e delle risorse?
Nei paesi occidentali la rappresentazione del mondo è essenzialmente economica e sostituisce la rappresentazione religiosa, tipica delle società tradizionali: il paradigma dell’homo oeconomicus ha preso il posto di quello dell’homo religiosus. “La visita in banca sostituisce la visita al Santissimo in chiesa; i grandi centri commerciali sono i nuovi luoghi di ritrovo e hanno sostituito i sagrati delle chiese”[1]. Forse che ‘mammona’ l’abbia avuta vinta? In che modo contrastare e modificare questa visione dominante? Il denaro si sta piano piano issando a nuova divinità: è la religione dell’economico, del denaro. Adoriamo il dio quattrino e non più il Dio trino.
Qual è la via d’uscita a questa situazione? Dove trovare la forza e l’ispirazione per andare controcorrente?
2 – Un’economia sociale sempre più umanizzata dall’etica: il contributo della Bibbia
Il cristiano deve attingere forza e vigore, anche per l’oggi, dalla Parola e dalla Bibbia. Nelle prime comunità cristiane “nessuno considerava come proprio qualcosa”: si tratta di un modo di rapportarsi ai beni da cui può scaturire la comunione effettiva delle proprie risorse economiche[2]. Considerare le cose che si possiedono come utili al bene comune e al bene degli altri produce una comunione di beni e di intenti che, in ultima analisi, può trasformare dalle fondamenta l’economia globale. Cosa pensiamo della comunione dei beni? È uno sforzo per i cristiani o un’opportunità favorevole offerta a chi crede che il Padre si prende cura delle sue creature, come fa “con i piccoli del corvo e i gigli dei campi”? Come il testo biblico può aiutarci a discernere le nostre scelte e azioni in campo economico? Che rapporto aveva il popolo di Israele con il denaro e l’uso dei beni? E Gesù? Come si comportava il figlio di Dio con il denaro e la ricchezza? Quali sono i riferimenti a queste tematiche all’interno del testo sacro?
Come la Bibbia può aiutarci a comprendere il risvolto sociale dell’economia? Di quale uomo ci parla l’Antico Testamento? E il Nuovo Testamento? Ci deve far riflettere il fatto che già dalla Genesi il soggetto dell’attenzione del Signore è un popolo e non solamente singoli personaggi.
L’individuo, preso da solo, vivente da solo, operante da solo non esiste nè può esistere; l’individuo è sociale e tutto quello che fa lo attinge nella e per la società[3].
Dunque, impegnarsi nello studio e nell’approfondimento del vitale rapporto fra etica e economia significa “onorare e promuovere la dignità della persona umana e la sua vocazione integrale e il bene di tutta la società. L’uomo infatti è l’autore, il centro e il fine di tutta la vita economico – sociale”[4].
Papa Benedetto XVI ci ha donato lo scorso anno l’enciclica Caritas in Veritate, autentico “aggiornamento” delle istanze della Dottrina Sociale della Chiesa, all’altezza dei tempi che stiamo vivendo. In essa il Papa afferma che “la sfera economica – non è eticamente neutrale né per sua natura disumana e antisociale. Essa appartiene all’attività dell’uomo e, proprio perché umana, deve essere strutturata e istituzionalizzata eticamente”[5].
Per la Chiesa e per il Cristianesimo, dunque, non sono in discussione le ricchezze, ma l’uso distorto ed egoistico che ne viene fatto. L’economia, essendo azione dell’uomo, dovrebbe trarre la sua eticità dall’agire stesso della persona, dalla sua coscienza morale e dalla sua responsabilità personale e sociale[6].
Nel corso dei precedenti appuntamenti nazionali abbiamo già potuto intuire come i rapporti che intercorrono fra etica ed economia costituiscano un notevole filone di studio e di ricerca interdisciplinare che vede l’apporto, in primis, della filosofia e dell’economia, ma anche di altre materie quali la sociologia, la psicologia, l’antropologia, la giurisprudenza e le scienze politiche. Il fatto che l’economia tenda ontologicamente ad aprirsi ad altre discipline, porta all’esigenza di “costruire una migliore teoria del benessere, sulla cui scorta si riesca a evitare di perseguire un possesso di beni materiali al quale può accompagnarsi una diminuzione della soddisfazione esistenziale”[7].
Non possiamo ancora dimenticare che la povertà spirituale del mondo avanzato è l’altra faccia della medaglia delle scandalose ingiustizie che attanagliano il terzo e il quarto mondo. Dietro la brama di accumulare e di possedere non sta forse un vuoto di relazioni autentiche, la mancanza di una condivisione gioiosa, la paura di un futuro incerto? Allora, come ridurre le disparità fra paesi ricchi e paesi poveri? In questo modo, anche il problema dello sviluppo e del sottosviluppo necessitano di uno sguardo teologico. Che cosa sta all’origine della fame nel mondo, delle guerre, delle crisi economiche e di quelle finanziarie, dell’arricchimento veloce e ingiustificato? Dobbiamo chiederci: quali valori sono in gioco? Come ci si sente interpellati dalla durezza e disumanità di tali realtà? Si tratta di fare una lettura teologica dei fatti che parta dal “progetto di Dio” sulle cose, sul mondo, sugli esseri umani. Come rileggere queste cose con gli occhi della fede? A che cosa ci richiama Dio permettendo questi fatti? Quale progetto di Dio emerge?
Ed ancora: a quale tipo di impegno ci richiamano? Come rendere operativo il principio della destinazione universale dei beni[8], il più importante principio nella scala dei valori economici secondo la Dottrina Sociale della Chiesa?[9]
3 – Ripensare da cristiani l’economia, riscoprendo il giusto valore delle cose
In un tempo di grande incertezza è fondamentale per noi giovani cristiani assumere uno stile di vita solidale e rispettoso dell’ambiente. Uno stile che sia il più possibile affine ai valori evangelici. In particolare, la sobrietà predicata da Gesù non è pauperismo, ma intelligenza riguardo al possesso dei beni materiali, che servono l’umano e non lo debbono condizionare. Essa è parte integrante del patrimonio culturale cristiano, che nella moderazione legge la possibilità di una felicità autentica, tale perché tiene conto della presenza degli altri e su di essa costruisce la dinamica di una relazione positiva ed appagante, ben al di là del competere per possedere.
“Solo se pensiamo di essere chiamati in quanto singoli e in quanto comunità a far parte della famiglia di Dio come suoi figli, saremo anche capaci di produrre un nuovo pensiero e di esprimere nuove energie a servizio di un vero umanesimo integrale”, ha scritto ancora Benedetto XVI nella Caritas in Veritate[10].
Bisogna essere convinti e consapevoli che si debbono cambiare i modelli antropologici e non soltanto le abitudini e le prassi. Verso quale direzione dobbiamo muoverci? Quale contributo possiamo dare, con il nostro studio e la nostra passione e creatività, come giovani studenti universitari nei confronti delle incombenti sfide quale per esempio l’urgenza di pensare e progettare nuovi stili di vita, di consumo?
La questione, ne siamo convinti, è dare giusto valore alle cose, ponendole a servizio dell’uomo.
E’ possibile rendere concreta oggi, come chiedeva Paolo VI, la “civiltà dell’amore” e cioè quella società in cui la tecnica è messa al servizio dell’etica, l’economia a servizio della persona umana, l’essere sopravanza l’avere? Siamo disposti ad ascoltare gli altri e i loro bisogni? Siamo disposti ad aiutare chi versa in condizioni meno favorevoli delle nostre? Quali “nuovi stili di vita” dobbiamo adottare?
Come testimoniare nel mondo dell’economia e della finanza i valori evangelici della solidarietà, della sobrietà e della gratuità?
Con questi interrogativi ci disponiamo ad ascoltare i contributi delle nostre relatrici che ci accompagnano in questa settimana e che fin d’ora ringraziamo per la loro presenza e disponibilità.
[1] Cfr. Editoriale di Enzo Bianchi in A.A.V.V., Denaro, ricchezza, uso dei beni – Quaderno n. 42 Parola Spirito e Vita, ed. EDB, Bologna 2000
[2] Cfr. Atti 2, 42 – 47 e Atti 4, 32 – 35
[3] Vd. anche LUIGI STURZO, Economia e morale, Il Popolo, 12 marzo 1947
[4] CONCILIO ECUMENICO VATICANO II, Costituzione pastorale Gaudium et spes, 7 dicembre 1965, n. 63
[5] BENEDETTO XVI, Lett. enc. Caritas in Veritate, n. 36, 2009
[6] Cfr. MONS. CASILE, La visione cristiana del rapporto tra etica ed economia in «Ricerca», Marzo – Aprile 2010, p. 7
[7] FRANCESCO TOTARO – BENEDETTA GIOVANOLA (a cura di), Etica ed economia: il rapporto possibile, ed. Messaggero, Padova 2008
[8] E’ la possibilità che tutti possano usufruire dei beni che Dio ha creato
[9] Vd. anche PONTIFICIO CONSIGLIO DELLA GIUSTIZIA E DELLA PACE, Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, n. dal 171 al 184, L.E.V. 2004
[10] BENEDETTO XVI, Lett. enc. Caritas in Veritate, n. 78, 2009








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