Rubrica | Cultura

Il disagio dei cattolici

Scritto il 01 settembre 2010 da

Elisabetta I

La Chiesa ha sempre badato a distinguere tra morale e moralismo; ma di fronte a questa sorta di Sodoma e Gomorra che pare diventata la vita pubblica italiana, il disagio è forte. Al federalismo fiscale la Chiesa, attenta a non rompere con la Lega avanzante, non ha mai detto un «no» incondizionato; ma non potrebbe tollerare una soluzione che abbandonasse il Sud a se stesso e aggravasse le disuguaglianze. I ripetuti appelli del Papa, del segretario di Stato, Bertone, del capo dei vescovi, Bagnasco affinché i giovani cattolici si impegnino in politica indicano che la Chiesa non intende chiamarsi fuori. Non è un male; anzi. Se l’Italia resta un Paese importante sullo scenario internazionale, anche ora che non è più la frontiera della guerra fredda, lo deve proprio alla presenza del Papato. Il peso culturale del mondo cattolico può essere una grande ricchezza. L’importante è che i suoi interlocutori siano politici gelosi della laicità dello Stato e disponibili ad accogliere buoni consigli, e non leaderini pronti a lucrare sull’appoggio dei cattolici e a disattendere nella vita di ogni giorno e nell’azione di governo i valori che proclamano in favore di telecamera.

Aldo Cazzullo
22 agosto 2010

Ma senza dubbio siamo un Paese che sente di essere nel mezzo di un passaggio assai difficile della sua storia. E sente di affrontare questo passaggio senza guida, abbandonato agli eventi, al giorno per giorno. Nessuno è in grado di dirgli qualcosa circa il futuro che lo aspetta, che ci aspetta. Nessuno vuole o sa parlare alla sua mente e al suo cuore. Nessuno è capace di indicargli una via e una speranza. Ma che cos’è questo se non il compito della politica? Ecco allora il vero cuore duro della nostra crisi.

Ciò di cui l’Italia è oggi drammaticamente e specialmente priva è la politica. Non riusciamo a farci una ragione del presente e a vedere come affrontare il futuro perché ci manca la politica. La quale nella sua accezione più vera non significa altro che un progetto per la «città», un’idea del suo destino. Il discorso cade irrimediabilmente su chi soprattutto ha rappresentato la politica in tutti questi anni: su Berlusconi. Sarebbe sbagliato prima che ingiusto dire che egli non ha fatto, non ha realizzato nulla. Ma ciò che pure ha fatto, i cambiamenti tutto sommato positivi che egli ha contribuito a introdurre, i tentativi riformatori che pure ha cercato di mettere in opera, hanno mancato tutti su un punto decisivo. Berlusconi non è mai riuscito a iscriverli in un discorso generale rivolto a tutto il Paese, un discorso che fosse capace di parlare al suo animo, di comunicargli quel senso della sfida e quell’esigenza di mobilitazione che i tempi difficili richiedevano e richiedono. Se aveva un’idea d’Italia, di certo non si è mai curato di trasmetterla con qualche efficacia agli italiani. Egli è rimasto fino in fondo l’uomo di una parte, convinto forse che in ciò, alla fin fine, consistesse il suo vero ascendente sul proprio elettorato.

Ernesto Galli della Loggia
07 luglio 2010

 

Che la magistratura ricorra a «reati associativi» — non sapendo che pesci pigliare di fronte alla supposta P3 (che apre comunque scenari preoccupanti sul potere di comitati d’affari e pressione) — è comprensibile, ma discutibile. Il nostro ordinamento prevede solo in campo civilistico, non penale, l’estensione logico-analogica ad altre fattispecie, quando un comportamento sfugga a una rigida qualificazione giuridica, sulla base dei principi generali dello stesso Ordinamento. Se non lo fa il centrodestra, sarebbe utile che il Pd riconfigurasse su rigorose basi giuridiche la lotta alla corruzione in politica e i rapporti fra società civile e criminalità dove questa detta legge per assenza di Stato.

Piero Ostellino
19 luglio 2010

 

La sopravvalutazione della politica a scapito dello spirito civico è stata e rimane, credo, particolarmente perniciosa in Italia. Ma il mito europeo (non americano e neppure inglese) della «grande» politica, della politica totale, è durato due secoli e non merita altro che di essere accantonato e dimenticato. Certo le rivoluzioni, benché non fossero una buona idea, scaldavano i cuori. Oggi è meglio non cercare surrogati o altre droghe. In Italia Mussolini ispirò e segnò la via. Anche Togliatti ispirò e segnò la via. Furono, ognuno a modo suo, due straordinari illusionisti. La politica positiva a cui pensa Galli della Loggia oggi non c’ è: per esistere sarebbero necessarie lunghe e lente elaborazioni culturali, nella riflessione storica, in quella giuridica e pedagogica, nella sensibilità civile, nella filosofia sociale, nella rappresentazione artistica. Non è vero che non esportiamo autori e simboli. Ci piaccia o no, abbiamo esportato Dario Fo e Benigni, Eco e Renzo Piano, Armani e Versace, Bobbio, Toni Negri e Saviano, la pizza, la Ferrari, la pasta, il caffè espresso… Trovo paradossale che degli intellettuali che non fanno politica, o che hanno tentato di farla senza concludere nulla, guardino ancora alla politica come a una fonte di ispirazione. Quello che proporrei è piuttosto una secessione degli intellettuali dai politici. C’ è molto da fare per migliorare la società civile, la comunicazione, la cultura. La politica è in mano ai politici. Strappargliela non è facile. Chi vuole, ci provi.

Berardinelli Alfonso

15 luglio 2010

Per concludere, qual è il compito dei cattolici in politica? Non dunque una antistorica unità politica o di partito, non certo la costituzione di un terzo polo anch’ esso retaggio di vecchie logiche, ma un confronto e uno sforzo comune che superi le logiche degli schieramenti nell’ interesse del Paese. Auspico che in Parlamento i cattolici presenti nelle diverse formazioni politiche sappiano ritrovarsi e, con l’ equilibrio e la moderazione che sono proprie di questo mondo, proporre azioni forti e coraggiose.

Mariastella Gelmini  

Ministro dell’ Istruzione

Formigoni nel suo approfondito discorso di apertura dell’assemblea di Reteitalia ha posto una questione dirimente di grande valore strategico per il Pdl: la necessità di  passare da quella che è stata una straordinaria intuizione, la nascita del Pdl, all’individuazione e all’emersione delle  componenti culturali che caratterizzano il partito. Compito di Reteitalia sarà, dunque, quello di fare emergere i valori e la cultura di riferimento dei cattolici popolari, un patrimonio condivisibile anche da altre tradizioni ideali.

Anche gli amici di ALEF non possono che far proprie le indicazioni di Formigoni che corrispondono agli obiettivi della nostra associazione: ricomporre le risorse, oggi assai disperse dentro e fuori il Pdl, di quanti si richiamano ai valori  della tradizione popolare sturziana e degasperiana, declinati secondo gli orientamenti pastorali della “Caritas in veritate” e fanno riferimento ai principi della Carta dei Valori del Partito Popolare Europeo.

Ettore Bonalberti

29 agosto 2010

Radio Formigoni

 

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