Rubrica | Numeri

Un futuro dopo la crisi. L’archivio della generatività italiana

Scritto il 23 settembre 2010 da

Nudo sdraiato 1919 di Modigliani

L’Istituto Sturzo e l’Amed (Alta Scuola in Media, Comunicazione e Spettacolo della Università cattolica) hanno dato vita all’ Archivio della Generatività Italiana.

La parola generatività, è difficile da pronunciare: sembra quasi uno scoglilingua.

(Per la verità abbiamo interpellato il “Tommaseo”, maestro della nostra lingua, che ha “generare” che definisce “produrre anche in senso morale, intellettuale e sociale”; che ha “generativo” come aggettivo nel significato di: “atto a generare od a promuovere la generazione”. Ha infine “generazione” con una lunga lista di significati ma non ha il nome astratto di “generatività”. Anche il moderno Zingarelli non dà “generatività” da “generativo”, ma dà “fertilità” da “fertile”, spiegandola con “qualità di ciò che è fertile” )

Il concetto, invece, viene dalla medicina, dove generatività è la capacità di generare di una coppia.

Adottata dalla sociologia assume il valore di capacità di immaginare, creare e dirigere la propria esistenza ed il rapporto con gli altri. In questa fase di crisi, un ascolto alla generatività dovrebbe dar luogo ad una nuova politica. Anzi, soprattutto, ad una buona politica.

Nella logica sturziana, la rete telematica, parte importante del progetto, non viene qui concepita  come uno spazio puramente virtuale, ma come luogo leggero e smaterializzato dove poter formulare ipotesi da riportare poi sui territori. L’ascolto itinerante parte dai territori e ad essi vuole tornare, per restituire, implementato dallo scambio e dalla cooperazione con altre realtà, il sapere ricevuto, nell’ottica del dono che è logica di moltiplicazione.

Pubblichiamo in questo numero tre documenti che illustrano l’iniziativa “Un futuro dopo la crisi. L’archivio della generatività italiana” che verrà presentata il 30 settembre 2010  all’ Istituto Luigi Sturzo da Johnny Dotti, Mauro Magatti, Andrea Simoncini, ospiti di Roberto Mazzotta e moderati da Gianni Riotta.

I tre documenti sono: 1 – I sette criteri della generatività; 2 – Programma d’azione; 3 – Il metodo sturziano

1 – I sette criteri della generatività

Spiegazione sociologica del concetto

La generatività è materna e paterna: materna perché ha a che fare con l’accogliere, il custodire, il fare crescere e il prendersi cura; implica un “travaglio”, che è insieme un accettare di passare attraverso la fatica e un cooperare attivamente per consentire alla vita di venire alla luce; è capace di decentrarsi e  spossessarsi per lasciar posto all’altro, in un movimento paradossale che accresce chi lo compie. E’ paterna perché mantiene viva la memoria dell’origine, di un dono anteriore che va trasmesso, e che in questo movimento si accresce;

La generatività richiede discernimento e speranza. Generare è dare inizio, far emergere, rendere visibile ciò che in qualche modo è nell’origine, che è invisibile e ha radici lontane, che precede l’azione e la rende possibile. Solo in questa tensione tra prima e ora, tra invisibile e visibile, tra soggetto e altro da sé ha luogo la generatività. Generare implica saper vedere: solo così si può far emergere i semi di novità e le promesse di futuro che il presente riceve dalla tradizione.

La generatività presuppone l’unicità, ma non è individualista: generare ha a che fare con la genialità dell’arte, che non è mai pura espressione di una soggettività individuale, ma sguardo “situato” (in una storia, in una tradizione, in una cultura, in un luogo) e tuttavia assolutamente unico e originale;

La generatività esprime un surplus di valore (buono, vero, giusto).  Capace di eccedenza e generosità, la generatività sblocca il regime statico dello scambio e delle equivalenze e, così facendo, aumenta la vita. 

La generatività muove l’affettività e lascia spazio al desiderio: in un’epoca delle passioni tristi, in cui il desiderio di realtà, di pienezza e di realizzazione è svilito e ridotto a spinta al godimento individuale, la generatività rimette in moto la dimensione della passione in senso non egoistico, innescando processi potenti  di investimento affettivo e capacità di sacrificio per qualcosa a cui si vuole bene.  Ristabilendo la relazione tra desiderio e impegno, essa declina la libertà nella responsabilità.

La generatività è una forma di eroismo debole: è prima di tutto una risposta, al volto dell’altro o all’imprevisto del reale che ci interpella. E’ rispettosa di quanto ricevuto, capace di moltiplicare in questo modo l’eredità che le è stata consegnata. E’ fonte di un mandato, di un’assunzione di responsabilità per altri e con altri. Per questo, la generatività preferisce la poliarchia e la partecipazione.

La generatività tiene aperti e vivi i passaggi tra le dimensioni del tempo; sa conservare un orizzonte ampio e vive nella durata anziché nell’episodicità. In una prospettiva di lungo periodo, il semplice sfruttamento dell’opportunità immediata, fino al suo esaurimento, è privo di senso. Per questo, la generatività esprime uno sguardo di cura per l’ambiente e tiene conto del passato e del futuro, delle generazioni a venire oltre che dei contemporanei. 

Generatività è l’esperienza fondamentale dell’essere attraversati dalla vita. Essa incarna un’idea di libertà come capacità di ricevere, ascoltare, custodire e poi di darsi e spendersi, rispondendo e andando oltre, in uno sforzo condiviso che dà forma al vivere insieme.

2 – L’Archivio della Generatività è un programma di azione

L’Archivio si ispira all’opera di Luigi Sturzo, il sacerdote siciliano  che, all’inizio del ‘900, identificò nella distanza tra la ricchezza della vita sociale e la sclerotizzazione delle logiche istituzionali il nodo che comprometteva seriamente lo sviluppo del Paese.

Agli inizi del 2010, sulle orme di Sturzo e nella cornice dell’Istituto da lui stesso creato poco prima di morire, un gruppo di studiosi e operatori ha cominciato ad incontrarsi, convinti che l’Italia di oggi soffra del medesimo problema: mentre il dibattito politico e le dinamiche istituzionali insteriliscono nella palude dell’autoreferenzialità, il Paese reale continua a muoversi, esprimendo una straordinaria vitalità.

Di fronte a tale divaricazione,  dedicare, secondo la lezione sturziana, tempo e cura all’ascolto delle forze generative del Paese per dare loro parola e apprendere dalle loro stesse esperienze, è  il passo più urgente da compiere.

L’Archivio della Generatività Italiana nasce, dunque, con un mandato ben preciso: mettersi alla ricerca dei tanti che, lontani e inascoltati dai media e dalle istituzioni, scommettono sulla propria  passione, impegno, capacità per costruire un futuro di prosperità e giustizia.  Memore dell’insegnamento del suo ispiratore, l’Archivio  intende altresì stabilire un rapporto di collaborazione e di amicizia con il capillare sistema di reti – funzionali, rappresentative, territoriali – che innervano l’intero Paese.

L’Archivio – raccogliendo frammenti di quanto di buono, di bello, di vero  esiste attorno a noi -  è  un pretesto, un’occasione, un punto di appoggio per distogliere lo sguardo dal clima di  sfiducia e pessimismo di cui siamo prigionieri.   In questo senso, esso è prologo di un’aspirazione  più grande – anche questa eredità preziosa di  Sturzo -  che è quella di contribuire a ridare speranza a soggetti sociali disillusi, a  catalizzare le  energie disperse, a sostenere un impegno concreto nei territori e nelle reti. In quello spirito generativo di cui è in cerca, tale aspirazione  non  precostituisce il suo futuro, ma si avvia con passione e audacia verso un orizzonte che intravvede, sapendo che  ciò che di buono potrà essere scritto sarà il risultato del lavoro di tutti coloro che  decideranno di  prendervi parte.

Per dare concretezza a questi orientamenti, sono  5 direttrici  lungo le quali il lavoro viene articolato:

1    raccontare  il “Paese che c’è” per farlo emergere dall’invisibilità e metterlo al centro dell’attenzione collettiva;

2    individuare parole, caratteri,  simboli, domande  dell’Italia generativa in modo da poter ristabilire un dialogo costruttivo;

3     favorire un processo di identificazione nelle concrete esperienze positive, mettendo a disposizione un canale di connessione, comunicazione e  partecipazione;

4    promuovere  e diffondere modelli  e pratiche  generative nei territori e con le reti;

5    esplorare l’ispirazione, le linee e  gli strumenti  di una politica generativa.

3 – Il metodo sturziano nel progetto della Generatività

Questo che rende ancora attuale Luigi Sturzo, che lo fa “parlare” a noi oggi, lo fa essere al di là della sua contingenza storica.

Riferendoci in particolare alla sua visione dell’Italia, nel suo conformarsi morfologico e nel suo divenire storico, ma anche nelle sue diverse culture che sanno sentirsi un popolo, un popolo multiforme. Come costruire un’azione che dia voce a ciò che è “ uno e multiplo allo stesso tempo”?

A questa missione Sturzo è rimasto fedele tutta la vita. Un ministero che non è sfuggito a nessuna prova della realtà, a nessun sacrificio.

Ripercorrendo la biografia di Sturzo e rileggendo molti suoi scritti vorremmo così mettere in evidenza alcune caratteristiche del suo metodo che abbiamo ritenuto congeniali al progetto.

Prima ancora che dei contenuti e delle idee, Sturzo ci ha lasciato un metodo, che è ancora più prezioso, perché è lo strumento che meglio riesce a far emergere le ricchezze nascoste ma presenti del nostro Paese: si potrebbe dire che anche in Sturzo “il medium è il messaggio”. E questo metodo è basato su un “ascolto itinerante”, su un andare incontro per lasciar parlare. La dimensione dell’ascolto è fondamentale per cogliere i semi di novità di cui l’Italia è ricca, le esperienze virtuose, radicate nella storia e nei territori, che germinano in modo silenzioso ma fecondo e che possono ispirare direzioni e alimentare la speranza in un futuro possibile.

Il metodo di Sturzo presuppone la centralità della narrazione: nel mondo contemporaneo, che è il mondo dell’informazione (caratterizzata da velocità e rapidissima obsolescenza), la narrazione entra in crisi. Ed è una crisi dalle conseguenze culturali nefaste, perché non saper raccontare significa non saper selezionare gli eventi rilevanti, collegarli, interpretarli, comunicarli. L’informazione è trasmissione, la narrazione è comunicazione e scambio di significati e di esperienze.

Una narrazione che si va facendo nel dialogo, anche e soprattutto  con interlocutori diversi. Non una narrazione autoreferenziale che non teme il confronto anche aspro, lo cerca, soprattutto con altri punti di vista. Ciò da vita ad una convivialità dialogica feconda, ad un senso ed una pratica da costruire insieme.

Le azioni e le esperienze che vengono incontrate ed accompagnate a prendere voce sulla scena pubblica sono in particolare quelle che aiutano le persone ( il popolo) ad essere parte, sentirsi parte, prendere parte da protagonista negli avvenimenti della vita.

Il fondamento del popolarismo sturziano incarna la politica innanzi tutto nell’autorganizzazione sociale, nel suo essere fondamento necessario ad ogni struttura e funzione che si faccia poi “istituzione politica”. Esperienza ed istituzione non possono essere scisse, si deve costantemente vegliare perché il processo sociale e politico non faccia mai venir meno questa relazione. Pur sapendo che si tratta di un equilibrio sempre da riconquistare.

Siamo nell’era dell’user generated content: fare rete ai tempi di Sturzo era molto più difficile, mentre oggi è, almeno tecnicamente, un’operazione accessibile. L’Archivio della generatività italiana è consapevole della ricchezza delle nuove tecnologie e, sfruttandone la funzionalità, intende  essere il primo passo di una nuova connessione reticolare tra le esperienze in qualche modo esemplari del nostro Paese.  Al di là della pur preziosa funzione  documentativa, esso ha dunque l’ambizione di costruire un luogo vivo, partecipato, nel quale costruire identificazione, relazioni, trarre ispirazioni, così da elaborare,  in modo processuale e cooperativo, un sapere comune, capace di  immaginare pratiche e delineare politiche a partire dall’esistente.

Nella logica sturziana, la rete telematica non viene qui concepita  come uno spazio puramente virtuale, ma come luogo leggero e smaterializzato dove poter formulare progetti e ipotesi da riportare poi sui territori. L’ascolto itinerante parte dai territori e ad essi vuole tornare, per restituire, implementato dallo scambio e dalla cooperazione con altre realtà, il sapere ricevuto, nell’ottica del dono che è logica di moltiplicazione.

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