Una nuova Camaldoli

Il 7 ottobre 2009 abbiamo scritto questa prima lettera ad un gruppo di amici
Carissimo,
Tutti ci domandiamo  con apprensione da dove e come possa nascere nella attuale situazione  “la nuova generazione” auspicata da Papa Benedettò.
Ma notiamo una grande stanchezza nella presenza dei cattolici nel sociale, una tentazione di restare chiusi nel privato, una dispersione in iniziative settoriali , una incapacità di collaborare fra movimenti diversi e fra organismi aventi lo stesso obbiettivo.
Ci pare che ci sia un indebolimento nelle iniziative di carità sociale ed un mancanza di  quel principio organizzatore di ogni azione che si chiama responsabilità del bene comune.
L’amore per l’Italia e per la sua unità, la fratellanza e la solidarietà, il senso dell giustizia che animava l’azione dei cattolici sembra non esserci  più. Eppure mai come in questo momento, di fronte alla crisi di tutte le ideologie, e apparso vivo e presente l’insegnamento della Chiesa sulla soluzione dei massimi problemi del modo globalizzato e della società edonistica.
Da dove viene questa  quieta rassegnazione, questa rinuncia  e questa abdicazione? Persino la rivendicazione importante di principi  a cui non si può rinunciare appare come protesta di minoranze settarie e non come esigenza etica di una comunità che ha profonde radici e senso di responsabilità.
Noi, che sappiamo la nostra storia, che abbiamo avuto responsabilità importanti , che abbiamo vissuto gli slanci di altre generazioni non possiamo fare molto.
Ma qualcosa di importante possiamo ancora fare per la nuova generazione. Dare una testimonianza del passato, mettere a disposizione la nostra esperienza , coltivare, aiutare a crescere , irrigare con amore i semi che abbiamo seminato. Dobbiamo far nascere degli eredi a cui consegnare la nostra eredità.
Come? Un progetto ci è venuto in mente , in forma confusa , parlandone in privato con molti. Vogliamo parlarne seriamente? Non per lamentarcene O dolercene, ma per deciderlo e farlo con le nostre mani.
Ti aspetto il 22 ottobre alla sala delle riunione di via della Mercede.
Publio Fiori
(in preparazione della riunione tra amici del 22 ottobre 2009 )
CAMALDOLI ?
Ho raccolto fra i miei amici alcuni motivi di meditazione che vi sottopongo in previsione della nostra riunione dedicata al CHE FARE? Non è un documento né una proposta, ma solo una rassegna dei nostri problemi e delle nostre difficoltà. Ne emerge una sensazione di confusione e di impotenza. La proposta che sembra essere suggerita dalla durezza delle cose e dal pericolo della rassegnazione è quella di creare un servizio aperto, una rete servizievole di uomini di buona volontà.
IL PAPA E L’AZIONE SOCIALE ( O CARITA’ SOCIALE)
Dopo l’alluvione giacobina  fu decisiva una forte ripresa delle attività caritativa: le Società di San Vincenzo fondate nel 1835 da un laico Federico Benedetto Ozanam) e la rifondazione dei Monti di Pietà di origine francescana nella formula più evoluta delle Casse di Risparmio.
E’ contemporanea in Italia l’iniziativa del Beato Cottolengo che nel 1832 fonda La piccola Casa della Divina Provvidenza. Papa Benedetto, parlando di lui nella sua prima enciclica “Deus Charitas est”, dette una importante definizione di queste iniziative chiamandole “modelli insigni di carità sociale per tutti gli uomini di buona volontà”. Quando il modello caritativo si diffuse sufficientemente, assunse anche forme organizzative per occuparsi della educazione e della difesa dei diritti (movimenti educativi, scuole, associazioni di mutuo soccorso, cooperative, leghe e sindacati). Questo settore, organizzato diversamente dalle antiche forme di pietà, si chiamò e si definì “azione sociale”.
Prendiamo nota di questa nuova definizione del Papa Benedetto che parla di “modelli insigni di carità sociale per tutti gli uomini di buona volontà”: espressione in cui si accentua l’aspetto costruttivo della carità, definendola sociale, al punto da includervi la partecipazione di tutti gli uomini di buona volontà, anche non direttamente collegati alla comunità ecclesiastica.
IL PAPA E LA SUSSIDIARIETA’
Pio XI nella enciclica “Quadagesimo Anno” (quaranta anni dopo la Rerum Novarum) rivendicò il diritto naturale e la funzione sussidiaria, contro la idolatria dello Stato totalitario: “Come è illecito  togliere agli individui ciò che essi possono compiere con le forze e l’industria propria per affidarlo alla comunità, cosi è ingiusto rimettere ad una maggiore e più ampia società quello che dalle minori ed inferiori comunità si può fare …L’oggetto naturale di qualsiasi intervento della società stessa è quello di aiutare in maniera sussidiaria (subsidium afferre) le membra del corpo sociale e non già di distruggerle…”
Benedetto XVI definisce il concetto di sussidiarietà in due situazioni diverse, che mi permetto di chiamare, semplificando,” dall’alto” e “dal basso”. Invoca il principio di sussidiaretà “dall’alto” di fronte ai problemi della pace:“… urge la presenza di una vera Autorità Politica mondiale…Una simile Autorità inoltre dovrà essere regolata dal diritto, attenersi in modo coerente ai principi di  sussidiarietà e di solidarietà, essere ordinata alla realizzazione del bene comune.”
Ma invoca anche un principio di sussidiarietà “dal basso”: “Manifestazione particolare della carità e criterio guida per la collaborazione fraterna di credenti e non credenti è senz’altro il principio di sussidiarietà, espressione della inalienabile libertà umana. La sussidiarietà è prima di tutto un aiuto alla persona, attraverso l’autonomia dei corpi intermedi. Tale aiuto viene offerto quando la persona ed i soggetti sociali non riescono a fare da sé e implica sempre finalità emancipatrici, perché favorisce la attraverso l’autonomia dei corpi intermedi. libertà e la partecipazione in quanto assunzione di responsabilità” .
Proponiamo all’attenzione di tutti l’espressione: “la collaborazione fraterna di credenti e non credenti”, che è un novità nella definizione dell’azione sociale dei nostri tempi. E facciamo attenzione  un altro particolare: “attraverso l’autonomia dei corpi intermedi”, che significa attraverso libere Associazioni e Comuni autonomi dallo Stato e dalla politica.
IL PAPA E LA NUOVA GENERAZIONE
Il Papa Parlò per la prima volta a Cagliare la nascita di una nuova generazione e su questa necessità ha rivolto diverse esortazioni . L’insegnamento sembra propendere verso una rinnovata azione sociale.
Nel 1942 , prevedendo la catastrofe fascista e l’esito infausto della guerra alcuni intellettuali cattolici si riunirono a Camaldoli per formulare un documento di nuovi principi che ispirarono l’azione sociale e l’impegno politico dei cattolici.
E’ possibile una nuova Camaldoli ?
Il quadro è certamente diverso. Le idee fondamentali nella dottrina di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI sono certe e rispondono alle domande più inquietanti del momento. Mentre all’inizio del secolo scorso sembrava che le trionfanti ideologie avrebbero costruito una era nuova e si temeva che il messaggio della cultura cristiana fosse ormai esaurito, oggi le ideologie appaiono in crisi, mentre il messaggio sociale e politico dei Papi sembra essere attuale ed autorevole per tutti.
Non siamo senza principi, non siamo senza dottrina, non siamo senza soluzioni. Quello che piuttosto sembra mancare è la volontà organizzata a lavorare assieme. La fine della unità politica dei cattolici ha lasciato un grande vuoto nella capacità di azione in politica ed uno più grande ancora nella capacita di azione sociale, di collaborazione dei movimenti e delle associazione dei cristiani impegnati.
Cosa possiamo chiedere ad una nuova Camaldoli ?
RICOMINCIARE DALLA FAMIGLIA
Perché in Italia lo Stato non fa nulla per salvare la famiglia, nemmeno quello che Francia e Germania fanno già con buoni risultati? Scrive Antonio Scortino: direttore di Famiglia Cristiana nel suo libro (La Famiglia cristiana, una risorsa ignorata. Mondatori ed.):”L’Italia rischia il colpo del ko, si sta giocando il suo futuro. Assistiamo, impotenti, al fallimento. Sulla famiglia tutti i governi, di destra, di sinistra e di centro, finora hanno sempre fallito. Non hanno capito che (…investire nel sostegno alla famiglia…) è l’unico vero ammortizzatore sociale. Aiutarla serve innanzitutto allo stesso paese”.
L’AZIONE SOCIALE
Monsignor Giuseppe Pasini, Presidente della Fondazione Zacan di Padova, storico animatore del mondo del volontariato, in una intervista a “Retisolidali” del giugno 2009, così ci mette in guardia tutti sulle difficoltà del volontariato:
“Il volontariato organizzato sta registrando modifiche sostanziali. La prima riguarda il calo numerico. La seconda modifica riguarda l’età dei volontari: si assiste ad un progressivo invecchiamento ed ad un calo preoccupante dei giovani. La terza riguarda il peso culturale e politico. Il volontariato pesa sempre meno sulle grandi scelte che investono la società e le istituzioni.
…Ciascun gruppo è molto spesso così preoccupato della propria identità, da non sentire il bisogno di collegarsi con altri. Il servizio non è fine a se stesso , ma è in funzione del bene comune ed è finalizzato a restituire ai poveri uguaglianza, dignità, autonomia.
Questo comporta due altre funzioni complementari : la sensibilizzazione della comunità civile affinché superi una cultura emarginante e lo stimolo critico nei confronti delle istituzioni pubbliche affinché garantiscano a tutti i diritti di cittadinanza fissati nella Costituzione. Le due ultime funzioni sono realizzabili solo se il volontariato agisce in rete”.
Quale esigenza ci dimostra con parole accorate Monsignore Giuseppe Pasini? Agire in rete, confrontarsi, costruire il bene comune, altrimenti si muore.
INCHIESTA SU DI UN MUNICIPIO ROMANO
Una recente pregevole ricerca ( Luca Gugliotta:” Rapporto sulla sussidiarietà in un Municipio Romano”. su www.ppli.it ) sono emersi alcuni dati molto interessanti.
“Sono state individuate quarantacinque associazioni molto attive sul territorio e dieci comitati di quartiere che operano promovendo la partecipazione diretta dei cittadini. Le attività dell’associazionismo spaziano nei campi più diversi offrendo un contributo quanto mai ampio e variegato: si può trovare la cooperativa per l’assistenza ai rom, laboratori teatrali e culturali, l’associazione di cultura omosessuale, e numerose associazioni d’aggregazione sociale. Otto associazioni che operano in stretto coordinamento con gli assessorati del Municipio svolgendo le attività più diverse: l’associazione “SPES” funge da centro servizi per il volontariato, l’associazione “180 Amici” informa e orienta i portatori di disagio mentale e le loro famiglie sui servizi sociali e sanitari, pubblici e privati presenti sul territorio; molte le associazioni che offrono servizi d’informazione e indirizzo su problematiche di disagio psicologico. Di notevole interesse il centro “Cesare Battisti” che opera come centro polifunzionale d’informazione sostegno e consulenza per le famiglie.
La presenza cattolica sul territorio risulta non trascurabile, infatti, sono presenti sette parrocchie, con relative associazioni caritative, due sezioni dell’azione cattolica e cinque sezioni degli scout cattolici. Sebbene la loro attività costituisca un tessuto fitto e diffuso sul territorio non è emersa alcuna partecipazione alle attività municipali e nessuna attenzione del Municipio alle attività sussidiarie delle associazioni ed istituzioni cattoliche. Ciò non dimostra la mancanza d’iniziative rivolte al territorio, ma dimostra che il silenzioso lavoro nelle realtà parrocchiali non trova riscontro negli interessi dell’Ente locale.
Ne sono emerse iniziative indirizzate alle famiglie e alle persone che siano interessate alla  sussidiarietà come strumento di organizzazione dei servizi municipali. A parere di chi scrive, questo sottolinea ancora una disinformazione sugli strumenti legislativi presenti che non vengono sfruttati appieno dai cittadini e in particolare dai movimenti e gruppi cattolici.
…I dati emersi dal presente lavoro non permettono estrapolazioni che esulino dalla realtà locale; il gap dei movimenti cattolici emerso nel presente studio non rappresenta il quadro nazionale, tuttavia è possibile affermare che la partecipazione civica degli ambienti cattolici risulta ridotta e relegata agli ambienti parrocchiali. E’ necessario che la carità sociale dei cattolici rivendichi il diritto alla partecipazione secondo il principio di sussidiarietà, diritto che per valori e tradizione gli appartiene.”
Aggiungiamo poche note alle osservazioni di Luca Gugliotta, senza pretendere che la ricerca in un solo Municipio romano ( che è pur sempre, come numero di abitanti, fra i primi venti Comuni italiani) sia da considerarsi un campione rappresentativo.
Non si avverte una capacità di riunire iniziative analoghe, di proporre modelli ripetitivi, di raccogliere esperienze in centri di monitoraggio e di confrontarle. Appare evidente la  difficoltà di dare alla azione caritativa la dimensione di azione sociale.
“CHE FARE ? ”ALL’ ISTITUTO STURZO
17 giugno 2009 interessante relazione di Giuseppe De Rita all’Istituto Sturzo dedicata al “Che fare ? ”(per iniziativa di Signorello). Secondo De Rita nelle vicende politiche del nostro paese sono in corso tre cicli.
Il primo ciclo è quello della “personalizzazione della politica”: si attutisce l’importanza dei partiti e si afferma la personalità dei leaders. Rappresentante di questo ciclo è Craxi. Questo ciclo è finito.(?)
Il secondo ciclo è quello della “libertinizzazione” della politica. Si afferma il concetto della “libertà di essere se stessi” senza limiti. Il ciclo parte dal ’68, propugna le libertà come assieme di diritti civili (fa le battaglie per il divorzio, l’aborto, il comportamento libertino di irresponsabilità ed ora l’eutanasia). Rappresentante di questo ciclo è Berlusconi. Il ciclo si sta sfarinando. Berlusconi si sta sfarinando. Il ciclo in breve finirà.
Il terzo ciclo è quello del “sindacato del territorio”. E’ il ciclo della Lega che altro non è che un sindacato del territorio. Gli uomini-colonna della DC (come Gaspari e Natali) facevano il sindacato del territorio, inquadrati in una DC–partito nazionale. La Lega sostituisce la DC, senza essere partito nazionale, ma amministrando il “sindacato del territorio”. Questo ciclo durerà ancora.
Cosa fare ?
Aspettare preparandosi. (Ma anche prepararsi aspettando). In quattro o cinque anni, nei quali si affermerà il terzo ciclo, bisogna studiare i mezzi per preparare gli uomini per assumere la rappresentanza del territorio con metodi, programmi, idee nuove, per poi sostituire la pseudo-DC di Bossi con “la cosa nuova” che riorganizzi il territorio delle “piccole patrie”. Se perdurasse l’attuale assenza dei cattolici sarebbe la fine dello “Stato-Italia”.
I COMUNI E L’ANCI
Roma, Piazza Venezia, mattina del 5 giugno 1911, cerimonia di inaugurazione del monumento a Vittorio Emanuele II, oggi dimora del Milite ignoto:
“Frattanto arrivano i sindaci ritardatari: l’ultimo ad arrivare è un prete dalla persona aitante. Stupore tra i presenti, che si tramuta in applauso quando si viene a sapere dai più che il reverendo è il noto sindaco di Caltagirone”
Era il corteo dei sindaci che, in occasione dell’inaugurazione del monumento,  tenevano il loro congresso, quello dell’Associazione (oggi nazionale) dei comuni italiani (Anci). Ecco scoperto cosa ci faceva Luigi Sturzo, pro-sindaco di Caltagirone, a Roma quel 5 giugno 1911: era venuto per partecipare al congresso dell’Anci. Non aveva però disdegnato di assistere, prima, con migliaia di suoi colleghi, ai festeggiamenti per l’inaugurazione del Vittoriano. Perché Sturzo era sì un  prete – e come tale non poteva essere sindaco ma solo pro-sindaco, ossia sindaco facente funzioni – ma era anche un patriota dell’Italia unita, diversamente da molti religiosi e cattolici dell’epoca. Era così tanto suddito italiano, come si diceva allora – e in modo così netto e deciso – da meravigliare anche gli stessi sindaci liberali, socialisti e massoni così numerosi alla manifestazione del 5 giugno.
Lo stesso coraggio politico, la stessa libertà di giudizio, la stessa energia che mise nella decisione di partecipare a quella manifestazione a Roma, Sturzo la utilizzò nella difesa e nell’affermazione di comuni e province, della loro autonomia e della loro dignità di istituzioni dell’Italia liberale, sia nella sua attività di sindaco di Caltagirone e di consigliere provinciale a Catania, sia in quella di membro del consiglio direttivo (dal 1904 al 1915) e poi (dal 1915 al 1923) di vicepresidente dell’Anci
(Tratto dalla Introduzione del libro “Sturzo, le autonomie locali, i partiti: ragioni e riflessioni dall’impegno di una vita” di Oscar Gaspari, per gentile concessione dell’Istituto Sturzo)
RIPARTIRE DAI COMUNI ?
Il risveglio dei sindaci
Caro Sindaco,
vorremmo esporti brevemente un problema grave che ci riguarda direttamente. Sapendo bene che un Sindaco responsabile non ha molto tempo per leggere lunghe lettere, ci rivolgiamo alla tua esperienza ed alla tua vocazione con questo breve appunto.
All’inizio del secolo scorso, un pro-sindaco siciliano, Luigi Sturzo, fondò l’ANCI; per promuovere l’autonomia e la forza democratica dell’ente locale, soffocate dal centralismo dei prefetti e dalla servitù delle clientele.
II°
Dopo la seconda guerra mondiale, la rinascita dell’Italia fu sostenuta da partiti ideologici, fortemente caratterizzati, che resero possibile la Costituzione  e la crescita democratica del paese. In quel periodo furono i partiti ad assumersi il compito di rappresentare le esigenze politiche del territorio. Fu naturale, allora, concordare  la dirigenza dell’ Anci  fra i partiti e i loro Dipartimenti degli enti locali.
III°
La crescita economica e la necessità di nuove funzioni accrebbero i compiti dell’ Ente territoriale. Dossetti a Bologna individuò  la nuova funzione del Comune, come centrale dei servizi alla comunità. Nacque il Comune erogatore di servizi.
IV°
La sussidiarietà. Negli anni più recenti è esplosa la necessità di dare un fondamento all’erogazione dei servizi. La teoria della sussidiarietà ha proposto compiti nuovi all’ente territoriale che diviene il responsabile del bene comune e  di quanto si mostra necessario anche in sostituzione dello Stato e dei suoi organismi. La sussidiarietà è un principio costituzionale che avrà ampi sviluppi nella vita del Comune. Il concetto di sussidiarietà ha avuto una forte conferma nella ultima enciclica di Benedetto XVI.
La crisi del sistema politico (alla fine di un lungo periodo di contrapposizione dei blocchi antagonisti) e la conseguente scomparsa dei principali partiti basati sulla organizzazione popolare ed, inoltre, nuove leggi elettorali che hanno rotto il rapporto fra territorio e rappresentanza,  hanno sottratto al  Sindaco, tutti i collegamenti con i poteri statali. Finita l’intermediazione dei partiti e dei parlamentari è iniziata la “Solitudine del Sindaco”. Al vecchio centralismo statale  non si è sostituito un sistema di autonomie associate o confederate, capaci di dare risposte ai nuovi doveri della sussidiarietà. Il Sindaco diventa “l’ unico responsabile”di ogni insorgente urgenza.
L’ANCI, retta ancora da un sistema consociativo fra partiti, ha assunto nella crisi della rappresentanza la funzione di interlocutore del potere centrale sui problemi che riguardano le autonomie locali. Questa rappresentanza è  chiamata a gestire i rapporti riguardanti le attribuzioni delle risorse pubbliche e la programmazione del Governo a proposito delle erogazione per i grandi servizi. Il tavolo di discussione fra Anci e Governo è portato a trattare i problemi delle aziende di servizi locali (una sorta di piccola Confindustria delle aziende comunali) e delle dotazioni dei programmi di investimento. Rimane del tutto scoperta la rappresentanza dei bisogni emergenti della famiglia e dei servizi ad essa collegati.
VI°
La “Famiglia“ è la nuova grande emergenza nazionale: percossa da una crisi strutturale non è in grado di sostenere il peso delle nuove responsabilità con gravissimi disagi per gli anziani, per la donna che lavora, per l’assistenza ai figli, per la cura dei malati e dei diversamente abili, nonché per la difficile amministrazione delle pratiche inerenti ai servizi dovuti. La Famiglia in queste condizioni si avvia non solo ad un collasso ma addirittura ad una catastrofe demografica. Questa emergenza esige un rapporto diverso fra Comune e Famiglia (il Comune Famiglia delle Famiglie) ed un rapporto diverso fra il Comune ed i poteri dello Stato per gestire la fiscalità, le risorse, i progetti in difesa della Famiglia.
VII°
Lo strumento per rifondare i rapporti fra Comune e Stato sarà  l’ Anci, se assumerà il compito di “sindacato del territorio” e di “controparte dei poteri centrali” al tavolo di una più organica rappresentanza delle comunità locali. Appare evidente che il punto di partenza di questa nuova politica è semplice e immediato. La dirigenza dell’ Anci i non deve essere designata dai vertici dei partiti ma deve essere la reale espressione democratica dei territori, attraverso il pronunciamento dei Sindaci
Abbiamo costituito per iniziativa del Coordinamento Nazionale Piccoli Comuni (www.piccolicentrieuropei.com) un Comitato promotore, provvisoriamente chiamato “I sindaci per una responsabile difesa del territorio”. (L’iniziativa è ovviamente aperta ai Sindaci di  tutti gli schieramenti e di tutti i Comuni, compresi anche quelli delle grandi città, anche se riteniamo che il disagio di rappresentanza sia più sentito nei piccoli centri).
Ti  invitiamo  ad  aderire . Invia la tua adesione a : infopiccolicomuni@gmail.com
“I Sindaci per una responsabile difesa del territorio” responsabile applicazione del principio di sussidiarietà, in particolare nei confronti della tragedia della famiglie.
Crediamo in un Risveglio dei Sindaci per dare un doveroso contributo alla ripresa civile del nostro paese. Il Comitato promotore de “I sindaci per una responsabile difesa del territorio”
PROMEMORIA BIANCO
In una recente riunione, Gerardo Bianco ha raccomandato un ordine di priorità che mi permetto di ricordare. Non essendo un testo scritto ma una conversazione traduco dai miei appunti l’ordine delle priorità.
Occuparsi della famiglia e del Comune: famiglia delle famiglie (significativi perché riconducono  al lavoro sul territorio e alle liste civiche). Mettere all’ordine del giorno anche la difesa della Costituzione e la riscrittura delle nuove regole (Nuova Costituente e nuova legge elettorale onesta). L’altro punto da non dimenticare è la difesa del Risorgimento DC e di tutta la storia, anche quella sconosciuta  e  locale dei democratici cristiani. Coinvolgere  in una rete di comunicazione tutte le iniziative, le riviste , le fondazioni, l’Ucsi  e la stampa locale. Fare una rete di collegamento per tutte le Associazioni  che si muovono nel sociale. Conoscerci per riconoscerci.
PROMEMORIA CIABATTONI
In una recente riunione Ciabattoni ha posto alle Venti ( e sottolineo Venti) Fondazioni ispirate ad uomini della D.C., il problema della sopravvivenza di una Associazione o Federazione per coordinare i loro sforzi e le loro attività. Il servizio di cui hanno tutte più bisogno e quello della comunicazione ( far sapere quello che fanno)e della scuola ( a chi trasmettere la eredita o Heritage che conservano.
Una preveggente politica di sostegno di questi importanti istituti dovrebbe essere proposta e raccomandata a quanti abbiano in grande considerazione la nostra storia, le nostre radici e la loro conoscenza tra i giovani. A questo sostegno dovrebbe corrispondere la capacità di queste istituzioni a fare fronte unico, a coordinarsi, a dividersi il lavoro, a trovare comuni strumenti di comunicazione e di educazione popolare ed infine a rendere significativa e visibile la loro presenza sul territorio.
THE HORIZON’S SCANNING
La “scansione dell’orizzonte” è lo studio dei segnali deboli di cambiamento. E’ un metodo di studio inventato 40 anni fa dallo Stanford Research Institute (che si annuncia  sul suo sito con un orgoglioso: “Provide the innovative thinking and passion for change that sets us apart”). Si tratta di un seminario composto da un gruppo di studiosi allenati a questo metodo che ragiona appunto sui “segnali deboli” del cambiamento.
(Esempio: “Abbiamo raccolto i dati sul fenomeno delle badanti in Italia, li abbiamo messi insieme e ci siamo posti delle domande sulla famiglia del futuro; ci hanno segnalato in Scozia una classifica di eroi ambientali : ed abbiamo riflettuto sulla necessità di eleggere degli eroi per far maturare un problema. Questi sono i segnali deboli di cambiamento).
Questa esemplificazione è solo la punta dell’iceberg. Attorno ad un segnale di cambiamento si promuovono letture, studi, e ricerche di documenti. I componenti del seminario riescono ad identificare la materia proponendo dai cento ai duecento testi da esaminare. Il vero lavoro comincia quando queste numerose tesine brevissime  vengono aggregate in maniera razionale per contenuti analoghi. Il procedimento consiste in un confronto di diverse conclusioni che non deve giungere ad una definizione di una sola tesi ma piuttosto alla formulazione di una domanda.
Mi sembra di capire che il metodo differisca dal dibattito per la sua tolleranza dei giudizi diversi. E la virtù che i teologhi chiamano virtù della temperanza, il saper mescolare le caratteristiche di un elemento con altre caratteristiche di altri elementi. Il confronto delle diverse conclusioni non porta all’egemonia di una tesi ma alla organizzazione delle varie possibilità. Il confronto reale è tra questa visione problematica dei segnali (che per questo sono chiamati deboli) con le visioni convenzionali correnti.
(Per esempio, una visione convenzionale è che nel futuro aumenterà la distanza fra ricchi e poveri, aumenteranno le differenze fra regioni sviluppate e regione fameliche. I segnali deboli di cambiamento accumulati portano a domandarsi quale è il grado di incertezza delle visioni convenzionali, fino a proporsi domande contrastanti, che identificano questa incertezza: Mangeremo diversamente o avremo nuovi tipi di cibo ?)
Il seminario, una volta identificate le diverse tendenze in contraddizione passa ad una sorta di verdetto in cui brevemente si decida in ogni aggregazione per il si o per il no, o addirittura per l’astensione. Il metodo non sembri un accorgimento pratico per trovare comunque un verdetto. La filosofia di questo procedimento non vuole che l’analisi si cristallizzi in un dibattito senza fine. Non ci sono vincitori che hanno ragione e vinti che hanno torto, ma ci sono solo progetti variabili di strategia. Il risultato finale non è una previsione, una teoria, un ideologia, ma una serie di storie raccontabili di un futuro possibile, storie che descrivano la situazione, proprio perché le storie hanno un potere di convincimento e di coinvolgimento.
Non sembri strano che i partecipanti a questi seminari debbano avere una lunga esperienza ed un allenamento a questo modo di ragionare, debbano combattere la supponenza e la dialettica. Lo stesso linguaggio adoperato ha una sua valenza di significati che non sono stati tradotti, per cui nel procedimento è, per ora, necessario usare il vocabolario di Stanford o la sua traduzione in giapponese.
Ma perché i giapponesi lo hanno adottato ? perché sentono la necessità di avere una carta geografica del futuro.
UNA NUOVA CAMALDOLI ?
Il panorama dovrebbe essere completato da molte altre osservazioni e notizie. Nostri vecchi colleghi scrivono libri, senza distribuzione. Anche gli Istituti e le fondazioni producono libri e Convegni di cui non si ha notizia. Molte riviste sono sopravvissute allo Tsunami. Ricordiamo Studium,  Aggiornamenti Sociali,  Civitas; sono strumenti preziosi a cui manca la rete di diffusione e l’ascolto. Le nostre case editrici non hanno una rete di distribuzione.
Questo non è più importante della miserabile disputa sullo scudo crociato o del destino senza pudore delle nostre storiche testate?
Il chiacchiericcio televisivo sommerge  ogni altra voce ed il dibattito politico e culturale (si fa per dire!) è monopolizzato da Sei personaggi (televisivi) in cerca di audience.
Potremmo fare un nuovo Convegno, o una nuova Rivista , oppure una nuova Fondazione?
Mi sembra che sia utile proporsi la domanda più modesta: come possiamo essere utili?
Se riuscissimo a creare un punto di servizio per tutte le iniziative esistenti, per farle conoscere, per farle comunicare , per mettere in moto una rete, per dare un compito semplice e necessario ai volenterosi, per aiutare i giovani a trovare le memorie ed i maestri, utilizzando la nostra esperienza di persone che hanno vissuto la stagione della grande mobilitazione degli italiani forse faremmo la cosa più utile oggi. E’ compito dei nonni mettersi al servizio di una famiglia confusa e confusionaria.
Il primo  dovere è quello di identificare degli eredi: in pratica fare una scuola per corrispondenza, per giovani appassionati a questi temi. Il secondo dovere è uno spazio, una piazza, un sito informatico, un bollettino, un blog, un qualche cosa che raccolga tutte le storie, tutte le esperienze e tutte le iniziative l’iniziative. E che le colleghi fra di loro.
La nuova Camaldoli sarà una rete servizievole?
STORIA E PROFEZIA
Conservare il passato, amare il presente, sperare il futuro.
Seconda lettera Camaldoli
Caro amico,
la nostra riunione del 22 ottobre è andata bene. Non ci aspettavamo molto, data la tristezza dei tempi e la sfiducia dilagante, ma credo che abbiamo imboccato la strada giusta.
A chi non era presente non voglio dare l’impressione di un risultato straordinario. Queste riunioni sono sempre difficili, per la necessità di spostarci, perché abbiamo sempre troppe cose da dirci e per il sospetto, non del tutto infondato, che finora abbiamo perso tempo in troppe riunioni che non hanno deciso nulla.
Ma l’atmosfera mi è sembrata cambiata. E questo potrebbe essere un sintomo di una discreta partenza.
Due i segnali positivi. Per prima cosa tutti si sono ritrovati nell’idea della necessità di una nuova Camaldoli. E questo potrebbe diventare una motivazione unitaria importante, che prima non c’era. Molti hanno detto in primavera. Vedremo.
Il secondo segnale è stato questo: abbiamo deciso senza quasi discutere di andare avanti, passo dopo passo. Con molta concretezza. Non possiamo fare tutto, non possiamo pretendere di essere ascoltai nelle nostre lamentele. Ma abbiamo la forza di fare qualcosa per i giovani ed abbiamo deciso che la faremo. Anche questo è un sintomo nuovo e buono.
Abbiamo deciso quattro cose e ci divideremo i compiti fra tutti coloro che vorranno dare una mano
1° Comitato promotore per una nuova Camaldoli. ( O come mai si chiamerà!).Faremo dei piccoli gruppi di ricerca e di lavoro. Mandate la vostra disponibilità e il settore dove vorreste collaborare-
2° Non saremo però assenti dalla attualità. Concentreremo la nostra attenzione sulla idea di una nuova fase Costituente, cominciando col mandare il nostro plauso al Presidente e testimoniando la nostra convinzione.
3° Ci siamo impegnati a fare iniziative formative locali, al fine di creare una rete di ascolto e di interazione nel territorio. Nella rete c’è l’avvenire e saremmo presuntuosi se credessimo di avere noi la risposta. Studieremo assieme  la comunicazione migliore e la reciproca interazione, in rete.
4° Faremo un giornale informatico. Partiamo con un Sito, ma apriremo subito un Blog e ci daremo un punto di incontro permanente ed efficiente. Il titolo sarà www.camaldoli.org. Un sito sussidiario si chiamerà  <www.piccolepatrie.info> e servirà a registrare e far conoscere le iniziative locali. Per cominciare subito abbiamo bisogno della vostra collaborazione.
A) Dovete fornirvi subito di una e-mail. B) Fornitevi anche di uno o più familiari, o collaboratori o giovani amici, forniti di e-mail per avere contatti efficienti fra di noi.  C) Dovete dirci quale è il modo migliore per voi di partecipare all’impresa. Come dicono i comici: avere il nome in ditta. Potremmo fare una società editrice, o una cooperativa. O un comitato di garanzia editoriale che compare in firma al giornale. Deve comparire la formula collettiva di un gruppo.  Comunicateci subito la formula preferita. A parte, in via riservata ciascuno deciderà anche una sua responsabile partecitazione finanziaria che sarà debitamente registrata negli atti fondativi. Queste risposte sono urgenti.
Grazie e che il Signore ci mostri la strada e ci aiuti, se meritiamo di essere aiutati.
Terza lettera Camaldoli
“ COLLIGITE, QUAE SUPERAVERUNT, FRAGMENTA, NE QUID PEREAT ” Giovanni -  (VI, 12)
(“Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto”)

Cari amici,
questa è la Terza lettera della Nuova Camaldoli. Anzi non è una lettera ma una scheda organizzativa.  Infatti ti accludo anche lo schema in cui abbiamo elencato, in piccoli cassetti le cose da fare.
Questa lettera serve soltanto per chiederti in quale di questi cassetti vuoi essere inserito con la tua attività. Naturalmente non c’è nulla di obbligatorio, ma tutti abbiamo bisogno di tutti. Ti facciamo le nostre richieste cassetto per cassetto:
1 PRIMUM VIVERE
1.1 COMITATO PROMOTORE
In quanto facente parte di 60 che hanno inviato la loro volontà di partecipazione, fai parte del Comitato promotore e comparirai nella testata delle iniziative che prenderemo.
1.2 TESORIERE
Cerchiamo un tesoriere.
1.3 NUOVE ADESIONI
Puoi inviare nuove adesioni da te garantite (studieremo le modalità per accettare nuove adesioni e ve le sottoporremo)
2 DE INDE: NUOVA CAMALDOLI
Abbiamo suddiviso il lavoro per organizzare la Nuova Camaldoli  in una serie di Comitati e commissioni . Puoi iscriverti  in ognuno di essi (salvo uno, quello scientifico che sarà studiato e realizzato a parte). I comitati sono:
2.1 COMITATO ORGANIZZATIVO;
(2.2 COMITATO SIENTIFICO);
2.3 COMMISSIONE E PROPOSTE: 2.3.1 Politica sociale; 2.3.2 Politica Economica; 2.3.3 Costituzione e riforme; 2.3.4 Difesa del voto democratico; 2.3.5 Europa; 2.3.6 Governo Mondiale.
3 SCUOLA E TERRITORIO
Ti puoi impegnare nel territorio per:
3.1 PICCOLO CORSO DI FORMAZIONE PER GIOVANI;
3.2 GRUPPO DI COLLEGAMENTO CON SITO INFORMATICO;
3.3 DIFFUSIONE SUL TERRITORIO (Precisa tu l’ambito territoriale);
4 SITO: WWW.CAMALDOLI.ORG

Ti puoi impegnare per:
4.1 REDAZIONE; (Collaborazione con articoli suggerimenti e proposte)
4.3 SOSTEGNO ECONOMICO (Abbonamento? Ipotesi: 25 abbonamenti da 100  Euro basterebbero a fare un Sito serio con blog, possibilità di dibattito ed inserimento di notizie dagli ospiti. Praticamente un giornale.)
Manda al più presto le tue scelte e preferenze, perché dobbiamo incominciare a lavorare.
La primavera è vicina.
Quarta lettera Camaldoli

camaldoli@live.it ; www.camaldoli.org Lettera N° 4
Stato dei lavori
Ad un mese dalla riunione del 22 ottobre 2009, facciamo il punto sullo stato dei lavori.
Partiamo ricordando gli impegni presi allora con l’approvazione di questo programma
1° Comitato promotore per una nuova Camaldoli. ( O come mai si chiamerà!).Faremo dei piccoli gruppi di ricerca e di lavoro. Mandate la vostra disponibilità e il settore dove vorreste collaborare-
2° Non saremo però assenti dalla attualità. Concentreremo la nostra attenzione sulla idea di una nuova fase Costituente, cominciando col mandare il nostro plauso al Presidente e testimoniando la nostra convinzione.
3° Ci siamo impegnati a fare iniziative formative locali, al fine di creare una rete di ascolto e di interazione nel territorio. Nella rete c’è l’avvenire e saremmo presuntuosi se credessimo di avere noi la risposta. Studieremo assieme  la comunicazione migliore e la reciproca interazione, in rete.
4° Faremo un giornale informatico. Partiamo con un Sito, ma apriremo subito un Blog e ci daremo un punto di incontro permanente ed efficiente. Il titolo sarà www.camaldoli.org. Un sito sussidiario si chiamerà  <www.piccolepatrie.info> e servirà a registrare e far conoscere le iniziative locali. Per cominciare subito abbiamo bisogno della vostra collaborazione.
Per il punto 1°
Sono giunte 73 adesioni. Non sono poche.
Sono giunte poche risposte alla partecipazione ai gruppi di lavoro . Le solleciteremo.
Daremo pubblicità al gruppo promotore.
Per il punto 2°
Niente da segnalare ancora
Per il punto 3°
Ci siamo impegnati a valorizzare il “Grande Convegno Sturziano” del 26 27 Novembre da cui vorremmo trarre, d’accordo con l’Istituto un corso elementare sul pensiero sturziano da realizzare in periferia. Cercheremo l’accordo con le Fondazioni e le Associazioni culturali per il programma formativo. Chiederemo la vostra concreta collaborazione.
Per il punto 4°
La nostra e-mail comune è. camaldoli@live.it
Il nostro sito si chiama www.camaldoli.org
Sarà pronto prima di Natale. Vi accludo il progetto di testata. Sara il punto di incontro di tutti i siti che lavorano per una cultura cristiana e democrativa. E sarà il punto di confronto e di lavoro per organizzare la nostra “Camaldoli”..Avrà dei LINK, ci sarà un FORUM, disporrà di uno o più BLOG , e sarà attrezzata a diventare giornale periodico interattivo.
A questo proposito dovremo prendere decisioni insieme per la formula proprietaria:
(Associazione?, Cooperativa?, S.p.A?.) sul Comitato di Redazione; sul Comitato di Garanzia; sul finanziamento. Per fortuna, un giornale informatico costa relativamente poco. Mandate critiche, suggerimenti, benedizioni a camaldoli@live.it. NO GOSSIP.

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