Sostiene la Bindi, replicando alla Binetti, che non bisogna avere “nostalgia” della DC, meglio, dunque, dimenticarla. Un professore dell’Università Federico II di Napoli, Maurizio Griffo (non Grillo), ha scritto un libro che ha come titolo proprio l’esortazione bindiana: Dimenticare la DC . La presidente del neonato PD vi troverebbe un bel po’ di “impensati” argomenti per la sua battaglia antinostalgica e anche un “breviario” di pronto intervento per l’operazione “oblio” che l’ardimentoso Griffo ritiene “indispensabile”. In realtà, né la Bindi, né il Griffo considerano che la DC non c’è più, ed è stata anche dimenticata, e meglio farebbero a guardare il non esaltante quadro politico attuale. All’egregio professore partenopeo non piaceva la <<costituzione materiale dorotea>> e sogna, chiudendo <<l’infinita transizione italiana>>, di stabilizzare finalmente, la democrazia dell’alternanza . Anche alla Bindi piace l’alternanza. Ora, in base al principio di non contraddizione, poiché, allo stato, l’alternanza è tra l’esercito berlusconiano, con il complemento della Lega, e il PD con il concerto dipietrista, la conclusione dovrebbe essere che questo assetto è migliore della DC e che tutto funzioni meglio anche perché adesso c’è la protezione civile! Se, invece, le cose non stanno così e ancora non piacciono, allora, forse, sarebbe più sensato porsi la domanda se è davvero la <<rimozione>> della DC a risolvere i problemi di un nuovo, decente assetto politico o se, invece, non bisogna ricollocarla al centro della riflessione storica e politica. Mentre si invoca la fine della <<nostalgia democristiana>> affiorano altre nostalgie, come è inevitabile nel vuoto esistente. Della DC è meglio non parlarne e spazio va dato a chi non l’amava che diventa, così, storicamente più rilevante del partito che ha ricostruito guidato e sviluppato l’Italia. Si assiste oggi a singolari revival. Si rivaluta, ed è giusto, l’azionismo, e la bella lettera di Beniamino Placido alla figlia commuove i nostri columnist, forse anche per la sua insofferenza verso la DC. Si riconsidera meglio l’opera politica di Craxi, ma si ignora il ruolo della DC e se ne altera la comprensione, sostenendo, appunto, che l’accordo con lo scudo crociato fu l’errore principale craxiano. Si potrebbe continuare, elencando frasi di disprezzo verso l’esperienza democristiana di alcuni mediocrissimi esponenti politici, ma qui siamo alle scempiaggini ed è meglio sorvolare. Ma , oggi, alla “dimenticanza” verso la DC si aggiunge anche l’ironia della storia, e così avviene che i suoi leader, per “dovere d’ufficio”, vengono commemorati dagli antichi avversari. Sarebbe positivo se aprissero dibattiti e nuove prospettive di ricerca, ma tutto si conclude nel rito. Ricorrono gli anniversari di Zaccagnini e di Rumor, tace la stampa, tace la televisione. Non è, dunque già dimenticata la DC ? Ma le <<dimenticanze>> creano vuoti che vengono colmati male e creano danni storici e politici, perché non c’è discernimento, né analisi degli eventi e delle soluzioni adottate, studio dei rimedi e dei metodi, in definitiva, per quanto ci riguarda, consapevolezza autentica delle ragioni di una crisi politica come quella apertasi a metà degli anni 90. L’esito della “dimenticanza” è davanti a noi e non entusiasma neppure, credo, la Bindi e il Griffo.
GERARDO BIANCO









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