Un pensiero di Giorgio La Pira sulla riforma del Senato
Citazione di Giorgio La Pira, “Il valore della costituzione italiana”, “Cronache sociali” – n° 2 del 31/01/1948
Come si differenziano le due Camere ? La risposta avrebbe dovuto essere questa: la prima Camera rappresenta organicamente, attraverso i partiti e la proporzionale che vi è correlativa, le grandi opinioni politiche del paese: in essa sono rappresentati i singoli, sia pure attraverso la mediazione dei partiti (principio di organicità politica che muta profondamente il comune valore rappresentativo della Camera dei deputati: tema, questo, che va molto meditato). E la seconda ? Cosa e chi rappresenta ? Se non si vuole fare il doppione della prima (come purtroppo è avvenuto) e si vuole applicare qui il principio ispiratore della Costituzione bisogna che la seconda Camera sia la Camera dei “corpi” nei quali si articola la società: comuni, regioni, corpi professionali, culturali, ecc.
Questa soluzione organica non è prevalsa: pregiudizi derivanti dallo pseudo corporativismo fascista, da un mancato approfondimento del problema da parte dei partiti e dall’Assemblea Costituente e da effettive difficoltà pratiche hanno impedito che questa soluzione fosse venuta a coronare anche in questa seconda parte il principio pluralista che ispira tutta la Costituzione.
Sin da ora il problema della revisione costituzionale su questo punto e su altri (quello della organizzazione del lavoro, anzitutto) è posto all’ordine del giorno. Una cosa è certa: gli organi costituzionali (parlamento, governo, Presidente della Repubblica) creati dalla democrazia “atomistica”, che era fondata sui singoli a prescindere dai gruppi sociali, vanno modificati in conformità all’essenza ed alle finalità della democrazia “organica”, cioè di quel tipo di democrazia che ha il suo fondamento non solo sui singoli ma anche su quei corpi sociali attraverso i quali si svolge la personalità umana e nei quali organicamente si articolano la società e lo Stato.
Mammona riveste i panni contemporanei della finanza
Citazione da “Economia e Dottrina Sociale della Chiesa” di Marco Cangiotti (Preside della Facoltà di Scienze Politiche, Ordinario di filosofia politica, Università “Carlo Bo” di Urbino, da “Scienza e Vita” n° 6)
“Le ricchezze della terra, sia quelle che appaiono alla sua superficie come quelle che dobbiamo ricercare nel profondo della terra, diventano ricchezze dell’uomo solo a prezzo del lavoro umano. E’ necessario questo lavoro – lavoro multiforme, dell’intelletto e delle mani – perché l’uomo possa compiere la magnifica missione che il Creatore gli ha affidato, missione che il libro della Genesi esprime con le parole: “Soggiogate e dominate (la terra)’(Gen 1,28)”. Il lavoro umano, pertanto, rappresenta l’elemento centrale dell’intera intrapresa economica…E’ ancora una volta il Magistero di Giovanni Paolo II che ci aiuta a compiere l’approfondimento necessario, quando osserva che se per un verso, “l’uomo, ‘adam avrebbe potuto, basandosi sull’esperienza del proprio corpo, giungere alla conclusione di essere sostanzialmente simile agli altri esseri viventi (animalia)”, per un altro verso questo non accade perché, a differenza di tutte le altre creature, egli possiede la consapevolezza e la coscienza del senso del proprio corpo”…Il luogo in cui questo significato del corpo emerge in tutta la sua evidenza è rappresentato dal lavoro, ossia dalla capacità che l’essere umano ha di compiere una prassi che solo a lui è possibile e che quindi si qualifica come tipicamente umana. Per qualificare l’identità specifica dell’uomo non basta allora affermare che egli è dotato di ragione e di consapevolezza, ma occorre aggiungere anche che egli è capace di lavorare, ossia di rapportarsi con la realtà secondo una modalità specifica e unica, attraverso la quale egli da una parte si prende cura di essa – la coltiva – e, dall’altra parte, se ne impossessa – la assoggetta finalizzandola a se stesso. In conclusione, “l’uomo è un soggetto non soltanto per la sua autocoscienza ed autodeterminazione (ragione e libertà) ma anche in base al proprio corpo. La struttura di questo copro è tale da permettergli di essere l’autore di un attività prettamente umana. In questa attività (il lavoro) il corpo esprime la persona…
Proprio questa dimensione personalistica dell’economia che – lo ribadiamo – deriva la centralità del lavoro e dalla conseguente centralità del soggetto umano per il suo costitutirsi pone in chiara luce la sensatezza del giudizio espresso da Benedetto XVI(…”alla fine è l’avarizia umana come peccato o come dice la Lettera ai Colossesi, avarizia come idolatria)…
L’uomo nella concezione cristiana non è caratterizzato fondamentalmente dal bisogno materiale, ma da quello di senso e di significato per la propria esistenza, e il lavoro nella misura in cui è “un attività prettamente umana non può essere ridotto alla sola dimensione di bisogno immediato e materiale ma prende senso dalla “ricerca del senso”. Come bene esprime il grande poeta polacco Norwid, la bellezza ci affascina e ci muove al lavoro, il lavoro è per la risurrezione”…
Ecco dunque l’intero dramma della vicenda economica e segnatamente anche l’attuale congettura di profonda crisi ed incertezza, trovano il loro fulcro appropriato nel soggetto umano e nell’esercizio della sua libertà, per cui discriminante diventa come ha ricordato Benedetto XVI la sua scelta per “il Dio vero” oppure per mammona anche se tale idolo rivesta i panni contemporanei della finanza.
Un modello di banca solidale nella crisi
Citazione da “La crisi mondiale e il ruolo dell’economia civile”di Leonardo Becchetti (Professore. Straordinario di Economia Politica, Università di Roma Tor Vergata; Presidente del Comitato Etico di Banca Etica)
Milton Friedman (1962) ritiene che l’unico ruolo dei manager nelle imprese debba essere quello di soddisfare le esigenze degli azionisti. Qualunque deviazione da questo comportamento viola il suo mandato fiduciario, genera seri sospetti di spreco e diversione dei flussi di cassa dell’azienda (cash flow waste) (jensen 2001)…Prendendo l’esempio di un settore specifico, secondo tale approccio le banche devono essere le imprese orientate al profitto il cui obbligo sociale è quello di rispettare le regole ed assolvere ai loro obblighi fiscali. In caso di comportamento ingannevole nei confronti dei clienti vanno attivati gli opportuni meccanismi sanzionatori. Gli utili tassati consentiranno allo Stato di intervenire a favore di bisognosi…
Chi ci garantisce che un prodotto alimentare anche se gradevole al gusto non sia adulterato e tale da danneggiare la salute ? Quanto i pazienti sono in grado di capire da soli l’opportunità di assumere o meno un particolare farmaco prescritto dal Dottore ? Oltre che valutare la sua efficacia ? Quanto tempo impiegano i risparmiatori a comprendere le insidie di alcuni prodotti finanziari e quante volte ciò è accaduto provvidenzialmente prima del manifestarsi delle conseguenze negative derivanti dal loro possesso ? possiamo generalizzare questo problema e definire un vero e proprio principio secondo il quale, in presenza di beni non di esperienza e di asimmetrie formative complesse , la massimizzazione degli utili rischia di diventare una strategia che minaccia il benessere dei consumatori prima di quello di altri portatori di interesse come i lavoratori, i fornitori, o le generazioni future. Nel caso delle imprese bancarie ciò si traduce tra l’altro nel ben noto problema dei conflitti di interesse tra depositanti ed azionisti…
Sembra non esserci salvezza tra due modelli entrambi fallibili. Da una parte la banca che assolutizza il ritorno per l’azionista e, alla ricerca di rendimenti più elevati di quelli della tradizionale attività redditizia si è lanciata nell’avventura di titoli tossici, dall’altra la banca pubblica che torna minacciosamente all’orizzonte con le sue commistioni tra politica ed economia, il suo vincolo di bilancio poco chiaro ed il rischio di perdite non trasparenti accollate ai contribuenti. Sembra si ignori l’esistenza di un terzo modello di successo,quello della banca che sa ottemperare la giusta tensione all’utile con la creazione di valore sociale ed ambientale, che non chiede una lira allo stato ma rimane soggetta alla disciplina di mercato. E’ grazie alla produzione di anticorpi solidali di valori come fiducia e responsabilità di questo modello di banca, oltre che alla qualità della nostra vigilanza bancaria, che dobbiamo in minor coinvolgimento del nostro sistema finanziario della crisi.
La privatizzazione dello Stato
Citazione di Eugenio Scalfari, “Lo stato dissossato” da “La Repubblica” di Domenica 31 gennaio 2010
Nei giorni scorsi nella disattenzione generale è stata approvata la creazione della Difesa Spa che centralizzerà gli acquisti e gli approviggionamenti necessari al funzionamento di tutte le forze armate. In una società per azioni. Analoga operazione verrà discussa e probabilmente approvato al Senato mercoledì prossima per la creazione della “Protezione Spa” responsabile di tutte le operazioni di qual si voglia tipo effettuate dalla Protezione Civile.
Le operazioni…saranno disposte mediante ordinanze, veri e propri decreto leggi che non approdano in parlamento ma che diventano immediatamente esecutivi…oltre a scavalcare il Parlamento scavalca anche il Capo dello stato la corte dei conti interviene più come organo di consulenza che come organo di controllo…è superfluo segnalare che queste società sono amministrate da propri consigli di amministrazione; lo “spoil system” ne risulta ampliato senza nessun controllo parlamentare sulle nomine e su eventuali conflitti di interesse…








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