Un esempio attualissimo della difesa della Costituzione lo stiamo vivendo nella grave vicenda dell’attuale legge elettorale, alla luce del principio enunciato dall’articolo 49 della Costituzione.
“Art. 49. Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”.
Anche su questo punto mi è caro fare un necessario riferimento a Pietro Scoppola. Leopoldo Elia nella bella commemorazione fatta al Senato, mette in rilievo due episodi estremamente importanti nella vita di Scoppola, che hanno una forte attinenza con il nostro tema. Leopoldo Elia ricorda che Scoppola fu l’autore, in seno alla Commissione Bozzi (istituita per stabilire alcune riforme della Costituzione), di un progetto di riforma elettorale nel quale era riuscito a mettere d’accordo i costituzionalisti membri della Commissione Augusto Barbera, Gianfranco Pasquino e lo stesso Mario Segni (che sarà poi promotore dei referendum per la riforma elettorale) e la maggior parte dei partiti. Aveva individuato la soluzione in una legge elettorale che ricordava il sistema tedesco, vale a dire proporzionale con sbarramento e con accorgimenti favorevoli alla stabilità di Governo, corretta però da un sistema di elezioni primarie, che sono la naturale conseguenza di quel “metodo democratico” previsto dall’articolo 49. Il meschino calcolo del conservatorismo dei privilegi partitocratrici, lasciò cadere questo prezioso frutto. “Quale spreco, quale dissipazione!”, commenta Elia. Il 4 Marzo 2008 nella sua relazione al Convegno “Legge elettorale e Costituzione”, l’ex Presidente della Corte Costituzionale, intravede un giudizio di “vizio di anticostituzionalità” nella sentenza con la quale la Corte Costituzionale ha accettato il referendum, che si sarebbe dovuto tenere in questa primavera e che è stato cancellato (con qualche inconfessata astuzia), dallo scioglimento delle Camere. Questo dubbio di anticostituzionalità non riguarda soltanto la esclusione degli elettori della Valle d’Aosta e degli italiani all’estero dalla partecipazione del quorum per la conquista del premio di maggioranza, violando in maniera irreparabile il dettato della uguaglianza del voto, ma soprattutto violando la mancanza di ogni “metodo democratico”, sia nella proposta delle candidature, sia nella possibilità di scelta personale degli elettori.
(A proposito di scelta delle candidature, la sciagurata legge elettorale permette la presentazione di candidature senza firme popolari a tutti quei gruppi che abbiano due deputati uscenti. Un metodo di cooptazione stupefacente, che sarebbe apparso immorale perfino alla aristocraticissima repubblica di Venezia, fondata sulla cooptazione. Ben altro dal metodo democratico, richiesto dall’art. 49!!!).
Va da sé che Elia pronunci con parole misuratissime, ma gravissime, la condanna della scelta anticipata dei componenti delle future Camere, in una maniera così totalitaria come non avveniva neppure per la Camera dei Fasci e delle Corporazioni.
L’attento ex-presidente della Corte Costituzionale non può non intravedere, come uno spiraglio di speranza l’avvisaglia di una possibilità di controllo della Corte Costituzionale sulla legge elettorale come appare nella recente sentenza per l’approvazione del referendum.
Anch’io penso che una minaccia di incostituzionalità potrebbe servire non tanto a risolvere il problema con una sentenza improbabile e forse impossibile, ma a innescare un moto di opinione ed un movimento politico per la attuazione dell’art. 49 della Costituzione, quello del “metodo democratico”.
Io sento come un dovere morale la proposta del senatore Luigi Sturzo del 1954, che prevedeva una soluzione onnicomprensiva per l’attuazione dell’art. 49 con una legge che stabilisse:
1. il riconoscimento giuridico dei partiti (alla condizioni di avere statuti e regolamenti democratici effettivamente praticati);
2. la premessa logica e cogente per nominare candidati attraverso caucus o primarie, legalmente garantite;
3. un sistema elettorale maggioritario che esprima maggioranze stabili;
4. infine come “conditio sine qua non”, il rispetto di queste norme per partecipare ad un finanziamento pubblico onesto e responsabile.
Il tema del finanziamento pubblico, oltre ad essere urgente quanto quello di una restituzione della scelta personale nel voto ai cittadini, ha anche il merito di essere un tema molto sentito dalla opinione pubblica.
Infatti l’attuale sistema di finanziamento induce alla proliferazione degli pseudo-partiti in misura maggiore che non la stessa legge elettorale. La proposta di Sturzo ha il merito di essere completa e comprensibile.
Ma dove sono le forze per attuarla?
Temo molto per la nostra Patria.








Facebook
Flickr
MySpace
Twitter
YouTube
Technorati